il partito si spacca tra ritorno al nord e linea Vannacci e intanto in Forza Italia…
E alla fine era veramente solo un taxi
"Non li sentite questi signori? Vannacci se ne va, Vannacci prende il taxi, Vannacci usa la Lega come un pulmino…Ma io ancora credo nella parola data e nell'onore “
Così si esprimeva Roberto Vannacci il 21 settembre a Pontida, la festa più importante della Lega. Ora a 5 mesi di distanza queste parole sembrano invecchiate male e i malumori di moltissimi esponenti storici come Luca Zaia sulla presenza del generale Vannacci nel partito, hanno trovato conferma. Difatti, il generale divenuto mainstream dopo la pubblicazione del libro “il mondo al contrario” ha deciso di abbandonare il Carroccio e di fondare un movimento tutto suo: Futuro Nazionale. Questa rottura tra Vannacci e la Lega arriva dopo mesi di tensioni, smentite e attacchi velati.
Le correnti nella Lega e l'equilibrismo di Salvini
Gian Marco Centinaio, volto storico leghista, nonché vicepresidente del Senato, è stato uno dei più critici contestatori della candidatura del generale alle elezioni europee. All'indomani delle elezioni del 2024 Centinaio ribadì che la Lega doveva candidare leghisti e soprattutto persone che avevano militato per anni nel partito. D’altro lato si è formato un gruppo di fedelissimi del generale attorno alla Lega e tra questi spiccano le figure del vice segretario Andrea Crippa, da subito grande sostenitore della candidatura di Vannacci. Crippa dopo l’uscita de “Il mondo al contrario” si espresse così: “dice cose vere che in tanti pensano ma non hanno il coraggio di dire" e che "pensa come noi, sembra davvero un leghista quando parla". Negli ultimi giorni la collega di Vannacci al PE, Susanna Ceccardi, si è scagliata sui social contro il generale definendolo un traditore come Renzi ed etichettando le sue parole al miele espresse in precedenza per Salvini come “parole da marinaio”
Questa diversità di posizioni nei confronti della figura del generale Vannacci ha portato a una serie di frizioni interne al partito. E se c’è una cosa che bisogna riconoscere alla LEga, fin dalla sua fondazione nel 1991, è l’assenza di correnti interne che hanno caratterizzato più partiti come il PD. Queste discussioni interne hanno avuto degli effetti anche su militanti storici della Lega che non rivedevano più nel partito di Salvini tutta una serie di valori come l’autonomia, il federalismo e la difesa del nord.
La sfida più difficile ora la deve affrontare lo stesso segretario del partito Matteo Salvini, che in un momento di difficoltà elettorale, con il Carroccio ormai 3 partito della coalizione di centrodestra, ha deciso di puntare su una figura così polarizzante come Roberto Vannacci. L’operazione Vannacci per Salvini è stato un tentativo di riaffermazione della Lega sul piano nazionale, cercando di sfruttare la mediaticità del generale, allontanando però ancora di più la Lega dalla sua roccaforte, il nord. In un lungo post su X Salvini ha espresso tutta la sua delusione nei confronti di Vannacci per questo tradimento, rilanciando il video del generale a Pontida in cui si dichiarava un uomo d’onore e di parola. Tuttavia sono arrivate anche risposte più forti dal leader del Carroccio che ha paragonato il “tradimento” di Vannacci a quello di Gianfranco Fini che ha portato alla fine del Popolo della Libertà.

Salvini ora non dovrà rendere conto solo agli elettori della Lega (che secondo i sondaggi sono sempre di meno) ma anche a dirigenti di spicco del partito come Zaia, Fedriga e Giorgetti da sempre scettici sulla presenza di Vannacci all’interno della Lega. La sfida per il ministro delle infrastrutture si fa sempre più complicata soprattutto se si pensa agli ultimi score elettorali del carroccio che è passato dal 34% delle elezioni europee del 2019 al 9% del 2024. Risultati che rispecchiano perfettamente la pessima comunicazione di Salvini degli ultimi anni. Il leader leghista infatti nel giro di 15 anni è passato da “Roma ladrona” a “prima gli italiani” ed infine “prima l’Italia” sottolineando l’apertura della Lega verso l’intero territorio nazionale, irritando non poco quei dirigenti ed elettori legati all’ideale “prima il nord”.
La Lega dunque si sta trovando in un momento di massima difficoltà con una parte di partito, tra cui Rossano Sasso, che ha già annunciato la sua adesione a Futuro Nazionale e una parte guidata da Luca Zaia che chiede una svolta liberale del partito. L’ex governatore del Veneto ha presentato a inizio gennaio un breve manifesto costituito da 5 punti fondamentali per il futuro della Lega e del centrodestra. Il “Doge” ha toccato temi come l’autonomia, la sicurezza e soprattutto la tutela dei diritti civili. Proprio quest'ultimo tema ha portato a un comunicato di Roberto Vannacci il quale ha preso le distanze da Zaia e da questa idea di Lega.
Futuro Nazionale
Il progetto di Vannacci, intanto, è ancora in fase embrionale. Deposito del logo, comunicazione social, ma nessuno statuto ufficiale e nessuna squadra dirigente definita. Tra i primi ad avvicinarsi c’è Emanuele Pozzolo, fuoriuscito da Fratelli d’Italia, che ha definito il generale «il nostro Charles de Gaulle». Resta inoltre da capire il collocamento europeo di Futuro Nazionale, con Vannacci che ha deciso di uscire dal gruppo dei Patrioti guidato da Viktor Orban e in cui siede tutti gli europarlamentari della Lega. Diversi esponenti del carroccio tra cui Susanna Ceccardi e lo stesso leader Salvini hanno chiesto le dimissioni dal Parlamento Europeo del generale che però ha categoricamente rifiutato affermando che i voti ottenuti sono i suoi e non del partito.
A livello nazionale la mossa di Vannacci rischia di rappresentare una forte spaccatura nel centrodestra, con il generale pronto a “raccogliere” i voti dei “delusi” di FDI dopo che la Meloni si è spostata su posizioni molto più istituzionali e compatibili con la visione della Von Der Leyen rispetto a quanto si trovava all’opposizione. Il posizionamento del partito di Vannacci, che secondo Youtrend vale il 4,2%, rischia di mettere in difficoltà la coalizione di governo molto di più rispetto a quanto fatto da PD, M5S e AVS in tutta la legislatura.
Allargamento al Centro? "Bisogna guardare avanti e costruire il futuro"
La possibilità per il centro destra di disperdere voti è reale e concreta per questo motivo sembra che la coalizione di destra stia correndo ai ripari con il Corriere della Sera e Roma Today che parlano di un possibile avvicinamento a Calenda anche in ottica delle elezioni comunali di Roma del 2027.
Proprio su una possibile candidatura di Calenda al Campidoglio, il segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, si è espresso così “ Se bisogna vincere, bisogna allargare” Questa ipotesi però è stata subito smentita dal segretario di Azione che in un commento su X l’ha definita come “fantascienza” e che il suo obiettivo è quello di costruire un polo centrista e liberale, allontanando le voci di una sua possibile candidatura al Campidoglio.
Questa proposta di Tajani, poi ripresa anche da Gasparri, si inserisce in un momento di apparente disunità presente anche in Forza Italia. Infatti il governatore della Calabria Roberto Occhiuto durante una riunione di FI presso Palazzo Grazioli ha chiesto ai dirigenti del partito una scossa liberale dai diritti civili fino allo Ius Scholae, strizzando cosi l'occhio alla famiglia Berlusconi, che pur non essendo coinvolta direttamente nelle operazioni politiche detiene tramite Fininvest una parte consistente dei debiti del partito. Questo convegno organizzato in un luogo così simbolico per Forza Italia, nonché ex dimora del presidente Berlusconi, sottolinea come ci sia una corrente in FI.
La stessa Marina Berlusconi in un'intervista al Corriere della Sera ha dichiarato che "Adesso inevitabilmente comincia una fase nuova, in cui bisogna guardare avanti e costruire il futuro. Sono certa che il primo a saperlo e a volerlo fare sia proprio lui». Staremo a vedere.
Il sorpasso a Destra
Vannacci che era visto come l’arma in più della destra di governo rischia di essere la causa della “balcanizzazione del centrodestra” con una serie di tensioni interne che rischiano di mettere il pericolo la stabilità del governo Meloni.
A Destra ora c'è la possibilità che si apra uno scenario interessante, con il partito di Vannacci che potrebbe far opposizione al governo da "Destra". Dunque su tutta quella serie di argomenti identitari della destra italiana su cui la Meloni sta avendo difficoltà come il tema della sicurezza e soprattutto l'immigrazione. Il tema su cui le divergenze con il governo sono maggiori è chiaramente l'invio di armi e aiuti economici all'Ucraina da sempre visti come inefficaci dal generale. Questo fuoco "amico" potrebbe essere un serio problema per la stabilità del governo, perché rischia di portare via quei punti di percentuale alle elezioni necessarie per ottenere la maggioranza in parlamento.
Questa, al momento, è solo un'ipotesi ma quel che è certo è che i mesi successivi saranno fondamentali per delineare l'assetto della prossima legislatura, con Giorgia Meloni che si ritrova a gestire anche un problema in casa.
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