lunedì 9 febbraio 2026

Lo que le pasó a Hawaii (e al Super Bowl)

Mentre negli Stati Uniti continuano le violenze perpetrate dall’ICE, a creare scalpore è l’esibizione di Bad Bunny nell’halftime show del Super Bowl, il più importante evento sportivo a stelle e strisce.

A metà dell’evento sportivo più americano che esista, Benito Antonio Martinez Ocasio, meglio conosciuto come Bad Bunny, sfila al Levi’s Stadium di Santa Clara sventolando la bandiera di Porto Rico, suo paese natale, (e parlando esclusivamente in spagnolo) in una processione aperta al grido di “God Bless America” seguito dalle bandiere di tutti i paesi che compongono l’America Centrale e Latina.

Dopo aver reinterpretato in chiave di salsa portoricana la celebre Die With A Smile di Lady Gaga e aver mostrato uno spezzone del suo discorso ai Grammy nel quale ha ribadito “Non siamo animali, non siamo alieni”, Bad Bunny fa vanto di ogni goccia di sangue latino, in un momento storico in cui le violenze dell’ICE e la dialettica politica invitano all’odio…

Il 5 gennaio 2025, Bad Bunny rilascia il suo sesto album Debì Tirar Mas Foto, vincitore del Grammy Award per il Miglior Album dell’anno. Un album interamente dedicato alla sua terra natale e alla condizione delle popolazioni latine, vessate tutt’oggi dal neocolonialismo e dall’insicurezza, influenzato dalle sonorità tipiche latinoamericane, dalla tradizionale salsa portoricana al moderno dembow.

Ad essere stati però particolarmente apprezzati sono stati i suoi testi: a dominare nelle canzoni e a risuonare maggiormente nelle orecchie dei numerosi ascoltatori si trovano infatti vere e proprie dediche alla sua infanzia, al suo retaggio e alla condizione di chi nasce in Stati come Porto Rico. “Godendomi ciò che manca di più a chi se ne va” e ancora “avrei dovuto fare più foto quando ti avevo; avrei dovuto darti più baci e abbracci quando potevo”. Sebbene un ascolto superficiale possa archiviarle nel novero delle canzoni romantiche, la stessa copertina dell’album ne suggerisce il vero significato. 

Copertina dell’album “Debí Tirar Más Fotos” di Bad Bunny con due sedie di plastica vuote, simbolo delle radici e della nostalgia portoricana

Due sedie di plastica, vicine e vuote, ricordano quelle su cui tipicamente sedevano i nonni durante le riunioni familiari. Ricordi d’infanzia, che a Porto Rico rappresentano però l’ultimo momento di unità con la propria famiglia, prima di dover scegliere tra una vita difficile nella loro terra natale e l’emigrazione verso altri paesi. Le sedie di plastica smettono di essere un mero ricordo dell’età bambina e diventano una bandiera che unisce sotto la sua effigie chi vive condizioni di disuguaglianza sociale e di sfruttamento coloniale

“Qui, nessuno voleva andarsene. Chi se n’è andato, sogna di tornare”. C’è un’altra questione che appesantisce la nostalgia di Bad Bunny, cantata nella canzone Lo que le pasó a Hawaii.

“Vogliono togliermi il fiume e anche la spiaggia; vogliono il mio quartiere e che la mia nonnina se ne vada. No, non abbassate la bandiera e non dimenticate il lelolai, che non voglio che facciano a te quello che hanno fatto alle Hawaii”. 

Le Hawaii, come Porto Rico, sono un arcipelago tropicale colonizzato dagli Stati Uniti e incorporato nei territori statunitensi. Nello specifico, i nativi hawaiani sono stati costretti ad abbandonare le proprie case quando la colonizzazione americana ha portato ad un processo chiamato gentrificazione

Ma cos’è la gentrificazione? Questo processo, il cui nome deriva dal termine inglese “gentry” (la nobiltà anglosassone), rappresenta l’innalzamento del costo della vita dovuto al mutamento fisico e alla riqualificazione di aree urbane marginali. Nel caso specifico delle Hawaii e di Porto Rico, la costruzione, ad esempio, di un grande hotel in una località balneare genera un aumento dell'afflusso di turisti in quell’area, portando così all’adattamento dei prezzi generali, calibrati sulle possibilità di spesa dei visitatori più che degli abitanti locali. I locals sono così costretti a trasferirsi in altre località ancora accessibili, ma il progredire della gentrificazione riduce drasticamente il numero dei paesi economicamente abbordabili. Questo genera forti disparità sociali, oltre ad un processo di ghettizzazione dei nativi.

La gentrificazione delle Hawaii inizia negli anni ‘60, con l’urbanizzazione di Waikiki, uno dei distretti di Honolulu. L’arcipelago è poi diventato meta di turismo di massa, anche a causa della pubblicità ricevuta negli anni ‘80 da vari telefilm americani, giunti ovviamente anche in Europa, che le descrivono come un paradiso terrestre. La crescente urbanizzazione, parallela ad un processo di adattamento al turismo di massa con la costruzione di resort e hotel 5 stelle, ha portato a dei risultati catastrofici per i locals: nei primi tre trimestri del 2021, oltre 600 case sono state vendute per 3 milioni di dollari o più. Questa statistica evidenzia come le Hawaii siano diventate una terra per ricchissimi. 

Ad oggi, la popolazione nativa delle Hawaii è stata ridotta a meno del 20%, con un rapporto di 6 turisti per ogni abitante: la maggior parte degli hotel è di proprietà di investitori esteri, più del 30% del territorio è gestito dall’esercito americano. 

Il destino di Porto Rico rischia di essere lo stesso delle Hawaii. Mentre, però, queste ultime fanno parte dei 50 Stati degli USA, l’arcipelago caraibico è invece definito come uno “Stato Libero Associato”, non incorporato negli Stati Uniti d’America, status che gli garantirebbe un certo livello di autonomia. Ciononostante, non dispone di una piena rappresentanza politica nel governo federale: sebbene i portoricani siano cittadini statunitensi, non possono votare alle elezioni presidenziali se risiedono sull’isola. 

Questo status particolare assume rilevanza soprattutto per quanto riguarda le leggi fiscali. Nello specifico, l’Act 60 prevede politiche economiche contraddistinte da agevolazioni fiscali agli investitori esteri che si trasferiscono a Porto Rico e ne diventano residenti, alimentando così la speculazione privata e gli investimenti senza regole e mettendo in moto la macchina della gentrificazione. 

Tale condizione ha portato i nativi a formare moti di protesta contro l’attuale status portoricano, in un limbo oscillante tra l’autonomia e lo sfruttamento a stelle e strisce: non sono uno Stato americano, quindi hanno meno garanzie e tutele economiche e politiche rispetto ad esempio alle Hawaii, ma non sono nemmeno uno stato indipendente che può quindi decidere della sua sorte, portando i nativi a sentirsi tutt’oggi sotto un dominio coloniale.

Bandiere degli Stati Uniti, di Porto Rico e la Croce di Borgogna affiancate, a rappresentare il passato coloniale e il presente politico dell’isola

Il dibattito Portoricano è quindi spaccato a metà. Il Partito Popolare Democratico è il principale rappresentante di chi vorrebbe essere integrato a tutti gli effetti come Stato americano, il che permetterebbe di ottenere una rappresentanza politica di maggior rilievo rispetto ai semplici osservatori senza diritto di voto. Al contrario, il Nuovo Partito Progressista rappresenta invece la corrente indipendentista che richiede maggiore autonomia. 

Bad Bunny è uno dei più influenti rappresentanti della fascia indipendentista, e nel corso degli anni ha più volte svolto attività di sensibilizzazione verso la condizione portoricana. Assieme all’album ha inoltre pubblicato il cortometraggio Debì Tirar Mas Fotos su YouTube, un video che ritrae un anziano signore che racconta la sua vita a Concho, un rospo appartenente ad una specie endemica di Porto Rico, in pericolo di estinzione anche a causa della progressiva sparizione del suo habitat naturale. Nel video si rende evidente il contrasto con l’incombente cultura americana, trattata alla stregua di una tacita invasione: dalla famiglia rozza con la musica a volume alto e il barbecue acceso, alla paradossale situazione dell’ordinazione di un po’ di pane in panetteria, con una certa chiave comica espressa mediante la quantità di domande fatte al cliente in merito al tipo di pane desiderato (tipico dei fast food che conosciamo), ma che mostra quanto l’anziano nativo sembri essere ospite a casa sua. Il punto focale è quando il protagonista si dice stupito del “Quesito sin queso” (queso in spagnolo significa formaggio, e Quesito è un dolce ripieno di formaggio), volto ad evidenziare lo stravolgimento culturale portato dagli americani.

Il neocolonialismo continua ad uniformare ad uno standard america-centrico anche culture estremamente diverse e variegate. Bad Bunny, oltre ad essere il cantante più influente del 2025, è il simbolo di una battaglia a favore dell’identità latina, in un tempo in cui questa identità è messa a rischio da quello stesso popolo figlio di migranti fuggiti dai soprusi e dalle persecuzioni dei loro governi nativi.

Viene combattuta l’ipocrisia statunitense, che ha incorporato sotto la sua ala il territorio di Porto Rico per sfruttare le sue risorse, concedendo la cittadinanza ai portoricani solo nel 1917 per mandare in guerra a difendere gli ideali dello Zio Sam 18 mila soldati locali.

Viene combattuta la violenza, con la quale oggi i latini, assieme agli afroamericani, gli asiatici e tutti gli “alieni”  vengono trattati.

Viene combattuta la memoria corta, con la quale un popolo di migranti, che ha combattuto strenuamente contro un impero deportatore e sterminatore appena 80 anni fa, oggi ne emula i contorni.



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