martedì 30 dicembre 2025

Italia e natalità al minimo, un bilancio di fine 2025

Nel 2025 l’Italia continua a confrontarsi con una sfida demografica profonda: le nascite proseguono la loro discesa, toccando livelli storicamente bassi e segnando una realtà che ha implicazioni importanti per la salute, l’economia e le politiche sociali del Paese. Secondo i dati statistici più recenti, le nascite nei primi sette mesi del 2025 sono state circa 198.000, registrando un calo di circa 13.000 unità rispetto allo stesso periodo del 2024 (-6,3%). Il tasso di natalità, ovvero i nati ogni mille abitanti. Si attesta a 3,4 per mille nella prima parte dell’anno, in diminuzione rispetto al 3,6 per mille del 2024. Un trend che non accenna a fermarsi Questa tendenza si inserisce in un fenomeno di lungo periodo: già nel 2024 l’Italia aveva toccato una soglia di 369.944 nascite, con una diminuzione del 2,6% rispetto all’anno precedente e una fertilità media di 1,18 figli per donna, ai minimi storici dal dopoguerra. I dati provvisori per il 2025 evidenziano come la media di figli per donna sia ulteriormente scesa, con una stima di 1,13 nei primi sette mesi dell’anno. Geografia demografica: Nord, Centro e Sud a confronto I dati provvisori mostrano anche differenze territoriali nella dinamica delle nascite nel 2025:

- Centro Italia: la diminuzione più marcata (-7,8%)

- Mezzogiorno: segno negativo significativo (-7,2%)

- Nord Italia: calo comunque consistente (-5,0%)

Queste variazioni possono riflettere non solo le trasformazioni sociali ed economiche, ma anche l’eterogeneità dei servizi territoriali, dai consultori alle politiche familiari regionali, incidendo sulle scelte riproduttive delle famiglie italiane.

Cause strutturali e risposte del Governo:

La denatalità è il risultato di fattori sovrapposti: invecchiamento della popolazione, instabilità economica e l'innalzamento dell'età media al primo figlio (31,9 anni). Per contrastare questo declino, il Governo italiano ha introdotto nella Legge di Bilancio 2025 misure specifiche volte a sostenere le famiglie:

- Il Bonus Nuovi Nati (Carta per i nuovi nati): Per dare un supporto immediato, è stato istituito un contributo di 1.000 euro per ogni nuovo nato o adottato. Il beneficio è destinato alle famiglie con un ISEE fino a 40.000 euro, con l'obiettivo di ammortizzare le spese di prima necessità che accompagnano l'arrivo di un bambino.

- La Decontribuzione per le Madri Lavoratrici (Bonus Mamme): Sul fronte del lavoro, è stata confermata e ampliata la misura che prevede l'esonero dai contributi previdenziali per le madri. Nel 2025, lo sgravio spetta alle lavoratrici dipendenti con due o più figli e, con nuove modalità, è stato esteso anche alle lavoratrici autonome (escluse quelle in regime forfettario) con almeno due figli, per favorire la conciliazione tra carriera e genitorialità.

Le misure proposte, seppur lodevoli, sono veramente poco incisive: innanzitutto si tratta di bonus quindi, per definizione, volti a migliorare la situazione in un sistema e non a stravolgere completamente quest’ultimo. Inoltre le politiche pro-natalità vedono i loro effetti nel lungo periodo, un orizzonte infinito per chi ha necessità di presentare all’elettorato delle vittorie quotidianamente, accorciando drasticamente anche il già breve termine dei 5 anni.

In questo senso ci viene incontro una massima attribuita a Alcide De Gasperi, fondatore della Democrazia Cristiana: “un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista alla prossima generazione”. Sempre troppo facile però attribuire ai politici il problema o chiedergli la soluzione. Per invertire la rotta è necessaria una rivoluzione copernicana della concezione di figlio, passato dall’essere l’unica “ricchezza” della fascia più bassa della società a essere un lusso e nella peggiore delle ipotesi a un peso.

E voi cosa ne pensate?

Cause strutturali di un fenomeno sociale:

La denatalità non è un fatto isolato ma il risultato di più fattori sovrapposti:

- Invecchiamento della popolazione, con sempre meno giovani e più anziani.

- Condizioni economiche e lavorative instabili, che spingono molti a posticipare il progetto familiare.

- Salute riproduttiva e servizi territoriali non uniformi, che influenzano la pianificazione familiare. La media dell’età al primo figlio, ad esempio, si mantiene alta (circa 31,9 anni nel 2024), a conferma di un trend in cui la fecondità viene rimandata sempre più nel tempo. Politica e risposte di fine anno:

Di fronte a questi numeri, la politica italiana ha messo al centro della discussione strumenti come incentivi fiscali per le famiglie, misure per conciliare lavoro e genitorialità, e potenziamento dei servizi per l’infanzia. Tuttavia, gli effetti di tali misure sono spesso lenti e difficili da misurare nel breve periodo, tanto che la denatalità resta un tema di urgente priorità politica e sociale.

Uno sguardo al futuro:

I dati preliminari del 2025 suggeriscono che la natalità in Italia rimarrà una delle più basse d’Europa, con implicazioni che vanno oltre la statistica: dalla sostenibilità del sistema sanitario e pensionistico alla dinamica dei servizi territoriali e al futuro dell’equilibrio generazionale. A fine anno, il bilancio demografico chiede risposte strutturali, non solo numeri: perché far nascere, e crescere, in Italia non è più solo una scelta personale, ma una questione politica di salute collettiva e di futuro per il Paese.

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