Maduro è stato catturato dagli Stati Uniti.
Date l’interpretazione che volete a questa frase: a seconda di come la pensiate tenderete a sostituire “catturato” con “arrestato” se reputate l’azione legittima o "sequestrato" viceversa. Il fatto però rimane: gli Stati Uniti con un’operazione d’intelligence hanno bombardato Caracas, sono entrati nel palazzo di Miraflores e sono tornati col presidente/dittatore venezuelano e consorte. Non ci dilungheremo sulle malefatte perpetrate per 12 anni dalla terribile dittatura di Maduro ma racconteremo dei semplici numeri:
- il 50.5% della popolazione vive in povertà estrema
- 26.2 omicidi per 100,000 abitanti (Solo Honduras ed Ecuador peggiori nella regione)
- Un’inflazione galoppante del 47-60% su base annua (dato del 2024) e stabilizzata dopo iperinflazione del triennio 2018-2021
- Circa 8 milioni di venezuelani (25% della popolazione) hanno emigrato.
La vicenda venezuelana però ci ha mostrato di nuovo quanto l’ideologia è una scienza più dura della matematica: tra chi elogia la spettacolare operazione statunitense attribuendola al semplice desiderio del presidente Trump, elevato a onnipotente paladino dei diritti dei venezuelani e della democrazia, e chi arriva a minimizzare, se non ignorare, gli orrori di una spietata dittatura come era quella di Maduro solo perché antiamericano. Maledetto pensiero ideologizzato. Una naturale conseguenza di questo è l’incomunicabilità tra le parti che, unita a una superficialità disarmante con cui vengono affrontate le cose del mondo, rendono il dibattito raccapricciante. Ma questo è ormai tipico del dibattito pubblico incapace di mettersi in discussione, sporcarsi le mani con i fatti e i dati e per questo ridotto a semplici dicotomie: Trump VS Maduro, Imperialismo VS Socialismo, Democrazia VS Dittatura… che barba che noia.
Ci sono alcuni elementi che però fanno preoccupare, tra tutti l’interiorizzazione di molti aspetti della vicenda, evidenziata dal poco rumore che hanno generato. A non fare più scalpore sono le intemerate statunitensi in giro per il mondo, a quelle siamo ormai abituati.
A far sobbalzare qualcuno è che stavolta alla Casa Bianca vive Trump, l'auto proclamato presidente pacificatore ed isolazionista (ma de che); lo stesso che “non avrebbe raddrizzato le zampe ai cani in giro per il mondo” citando un’altra vittima dell’ideologia onnipresente nelle tv degli italiani. L’aspetto leaderistico che viene posto sulle questioni internazionali è quanto di più deleterio ai fini della comprensione di queste ultime e questo è causato da una iper-semplificazione mediatica; i titoli dei giornali erano infatti: “Trump ha bombardato il Venezuela”. Questa che può sembrare una piccolezza ha due grandi effetti: discolpa le popolazioni e attribuisce a un minuscolo gruppo di persone un potere immenso. Il potere, si sa, affascina e pochi popoli come gli italiani si aggrappano all’uomo forte per sfuggire alle complessità del mondo. La fanbase italiana di Trump però è strana: da una parte lo candida al Nobel accusando di malafede la giuria norvegese per non aver dato peso alle 7, 8, 34, 55 (scusate ho perso il conto) guerre che il tycoon avrebbe fermato; dall’altra giustifica i suoi pacifici interventi (per quanto non sia poi lui a decidere, per informazione chiedere agli iraniani che lui “non avrebbe mai bombardato” ma che invece il Pentagono sì) in giro per il globo: Yemen, Nigeria, Siria, Iran e in ultimo il proprio “giardino di casa” venezuelano…
ma quanto c*zzo è grande sto giardino chiamato egemonia globale.
A far notare l’incongruenza tra la dottrina MAGA e la politica estera stratunitense è stata l’ormai oppositrice numero uno di Trump in casa propria, la deputata Marjorie Taylor Greene: l’ex trumpiana di ferro, diventata ormai sua oppositrice dopo il caso Epstein, ha evidenziato la fallacia della tesi secondo cui gli Stati Uniti abbiano catturato Maduro perché a capo di un cartello della droga e che quindi abbiano compiuto un’azione per garantire la propria sicurezza nazionale:
“Se perseguire i narco-terroristi è una priorità perché Trump ha graziato l’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernandez, condannato a 45 anni di carcere per aver inondato l’America di cocaina?”.
E pensare che il nostro governo ha utilizzato la formula “azione difensiva legittima" per descrivere il bombardamento a stelle e strisce.
Nonostante tutta la genuina crudezza di Trump durante la conferenza stampa seguita all'operazione; in cui il presidente, indossando una cravatta azzurra e non la sua solita cravatta rossa fuoco, ha chiaramente dichiarato la natura imperialista dell’intervento (chiarendo che gli Stati Uniti rimarranno lì finché sarà necessario e le aziende energetiche statunitensi entreranno nel paese per fare soldi); in Europa è ancora viva una visione quasi messianica degli Stati Uniti (nonostante Trump), sempre pronti a bombardare e uccidere, senza che nessuno gliel’abbia chiesto, per abbattere dittature. Commovente. Citando un celebre monologo di Giorgio Gaber: “gli americani sono portatori sani di democrazia”.
All’opposto di questa narrazione pronta a giustificare qualsiasi intervento statunitense in giro per il mondo si trova quella, forse ancora più cieca, degli antiamericani. A guidare la loro bussola morale non è l’anti-imperialismo in generale, il che sarebbe lodevole, ma l’opposizione all’imperialismo dello zio Sam. Questa foga ideologica li porta a difendere qualsiasi azione mossa da soggetti avversi a Washington.
Entrambe queste visioni ideologiche mancano il punto perché ragionano sulla sovrastruttura e non sul nucleo: gli Stati Uniti sono un impero e agiscono da tale per mantenere intatto il proprio dominio a prescindere che le elezioni le abbiano vinte i democratici o i repubblicani, o che sia necessario destituire un dittatore, falsificare un’elezione o ribaltare una forza democraticamente eletta (per questo invece chiedere ad Allende e ai cileni per conferma).
Un’ultima constatazione è la morte definitiva del multilateralismo e dell’idea di organizzazione internazionale come estintore del mondo. A morire è infatti l’idea che questi possano essere efficaci non le organizzazioni in sé, ONU su tutte, quelle sono state superate dalla storia con le bombe a Gaza. Il sequestro di Maduro è l’ennesima conferma della necessità di stravolgere il nostro sguardo sul mondo, abbandonare le categorie che ci hanno insegnato, non esistono buoni e cattivi, esistono lupi e pecore: mentre prima il lupo si travestiva da pastore e spiegava alle pecore il diritto internazionale, ora si è stracciato le vesti ed è tornato a ringhiare.
Come la pensiamo noi? Per quanto possa contare crediamo che l’autodeterminazione dei popoli debba essere la base della convivenza tra questi ultimi e nessuno Stato dovrebbe avere il diritto di decidere per un altro. Detto ciò, sicuramente non verseremo mai neanche una lacrima per la caduta di un dittatore ma gradiremmo che a scegliere siano i venezuelani e che magari i circa 8 milioni sparsi per il mondo possano tornare e contribuire a ricostruire il paese. Staremo a vedere.
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