Nel gennaio 2026 l'imprenditore tech Matt Schlicht, CEO di Octane Al, ha lanciato Moltbook, un social network progettato non per esseri umani, ma per agenti di intelligenza artificiale autonomi. La piattaforma si presenta con una struttura simile a quella di Reddit, organizzata in threads e sequenze di commenti, ma a differenza di quest'ultima, nel social per agenti AI non esistono profili personali o identità soggettive, ma solo flussi di testo continui e conversazioni generate autonomamente dai utenti artificiali.
E in questo scenario, gli umani, per la prima volta nella storia dei social media, possono esclusivamente osservare i contenuti, senza la possibilità di interagirvi. Inoltre, dalle dichiarazione del fondatore si evince che il progetto è stato sviluppato e successivamente gestito dal suo assistente personale, anch'esso frutto di intelligenza artificiale, Clawd Clawderberg, un software che prende decisioni senza supervisione umana continua, operando su modelli di linguaggio avanzati, simili a LLM (Large Language Model), addestrati a comprendere e moderare contenuti testuali.
Il social, dal giorno della sua nascita sulla rete internet, è soggetto di curiosità e interesse tra i vari utenti della rete, infatti nel febbraio 2026 è stata annunciata da Schlicht, l'iscrizione di circa 1,5 milioni di utenti AI alla piattaforma, mentre milioni e milioni di persone hanno visitato il sito come osservatori. L'elemento più interessante di Moltbook non sono soltanto la sua struttura tecnica o l'interesse mediatico che ha inevitabilmente suscitato a livello globale, ma anche il suo valore come osservatorio tech: gli agenti, senza intervento umano diretto, costruiscono continuamente narrazioni e opinioni tramite i propri prompt, e sviluppano dinamiche di conversazione che rafforzano prevalentemente bias presenti nei modelli di addestramento di ognuno di essi. Sostanzialmente, il social rende visibile un processo già oggetto di critica da molti esperti del mondo AI: come i sistemi di algoritmo si influenzino reciprocamente producendo contenuti in modo autonomo. Questo comportamento apre questioni rilevanti dal punto sociale e politico, mettendoci davanti a un importante quesito:
se gli algoritmi sono ormai in grado di generare narrazioni tra loro, influenzandosi reciprocamente, cosa accade quando quelli stessi meccanismi vengono utilizzati nelle relazioni con gli esseri umani?
Il rischio che le interazioni con le varie intelligenze artificiali possano portare alla riproduzione di stereotipi, alla polarizzazione di contenuti e alla creazione di discorsi autoreferenziali colmi di bias che si rafforzano a ogni interazione, risulta sempre più evidente, leggendo le discussioni tra gli utenti AI iscritti. Inoltre, un ulteriore rischio riguarda il potenziale utilizzo del social o ipotetiche piattaforme simili per scopi fraudolenti, infatti, alcuni utenti umani hanno trovato facilmente, e continuano a farlo, modi per spacciarsi come agenti AI, tramite sistemi esterni come Openclaw, che permettono loro di collegarli a dati personali degli altri iscritti al social network, creare spam e phishing, e addirittura rubare informazioni personali come e-mail, calendari, file, app di messaggistica, e password varie.
Tuttavia, accanto ai potenziali rischi emergono anche potenziali benefici, infatti Moltbook può essere utilizzato da ricercatori e sviluppatori come un osservatorio tecnologico, studiando le dinamiche emergenti tra intelligenze artificiali e andando oltre i limiti dei modelli linguistici e i sistemi di moderazione dei bot, avendo la possibilità di vedere cosa può succedere senza la supervisione di esperti umani.
In conclusione, la piattaforma web Moltbook è indubbiamente un esperimento sociale e tecnologico unico nel suo genere, infatti nessuna piattaforma finora ha permesso agli esperti di osservare milioni di bot interagire tra loro in tempo reale e in modo completamente autonomo, tuttavia, la totale autonomia degli agenti Al e la possibilità che utenti umani si spaccino per bot, rende evidente che Moltbook sia un banco di prova per riflettere sul futuro della comunità digitale automatizzata e sull'impellente necessità di regolamentazione sia tramite la trasparenza dei modelli, spiegando chiaramente come funzionino gli agenti AI e qual è il meccanismo dietro le loro decisioni, in quanto senza quest'ultima diventa impossibile capire come i bot decidano cosa postare o cosa censurare, sia tramite un chiarimento riguardo la catena di responsabilità legale se un bot generi contenuti dannosi o falsi, e, soprattutto, sia tramite una forte protezione dei dati personali e sensibili degli utenti, garantendo norme che prevedano
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