mercoledì 9 settembre 2026

Il muro che si sgretola: l'AfD conquista la Sassonia-Anhalt e mette alla prova la Germania di Merz

La vittoria record dell'estrema destra tedesca in Sassonia-Anhalt incrina il cordone di sbarramento che per settant'anni ha tenuto l'AfD fuori dal potere, e apre interrogativi sulla tenuta della coalizione di governo di Friedrich Merz e sull'allineamento internazionale della Germania.

A Magdeburgo, domenica 6 settembre, l'Alternative für Deutschland ha ottenuto il 43,8% dei voti alle elezioni regionali della Sassonia-Anhalt, più del doppio del risultato ottenuto nel 2021 (20,8%). La CDU del cancelliere Friedrich Merz è crollata al 17,2%, meno della metà rispetto alla precedente tornata. È il miglior risultato mai raggiunto dal partito di estrema destra in un'elezione regionale e il primo caso in cui l'AfD si è avvicinata, pur senza raggiungerla, alla maggioranza assoluta dei seggi in un Land tedesco. Il voto pone una domanda che la politica tedesca ha rinviato per anni: quanto può ancora reggere il cordone di sbarramento, la prassi con cui, dalla fine della Seconda guerra mondiale, i partiti dell'arco costituzionale tedesco si rifiutano di formare coalizioni con le forze giudicate incompatibili con l'ordine democratico?

La risposta a questa domanda avrà conseguenze non solo sulla politica interna tedesca, ma anche sul posizionamento internazionale di Berlino, in un momento in cui la guerra in Ucraina e i rapporti con Mosca restano al centro dell'agenda europea.

Una breccia nel cordone di sbarramento

Il giorno successivo al voto, Merz si è presentato davanti alla stampa a Berlino visibilmente scosso, dichiarandosi “profondamente scioccato” dal risultato e parlando della peggior sconfitta elettorale subita dalla CDU da decenni. Secondo i calcoli dello stesso cancelliere, quasi il 60% degli elettori della Sassonia-Anhalt ha scelto partiti che mettono in discussione le regole fondamentali del sistema democratico tedesco. Merz ha comunque escluso qualsiasi apertura verso l'AfD, promettendo “conseguenze” senza specificarne la natura, e ha ribadito la volontà di proseguire con il proprio programma di riforme, pur riconoscendo una società che definisce “in cerca di rottura”. La tenuta del cordone di sbarramento non dipende però solo dalla CDU federale. In Sassonia-Anhalt, l'AfD non ha raggiunto la maggioranza assoluta necessaria per governare da sola: il candidato di punta Ulrich Siegmund ha già escluso un governo di minoranza, e ha lasciato intendere che, in mancanza di un'intesa, il Land potrebbe tornare alle urne. Fino alla formazione di un nuovo esecutivo, il governo uscente guidato da Sven Schulze resta in carica ad interim, senza che la legge regionale fissi un termine perentorio per l'elezione del nuovo governatore. Il precedente più vicino è quello della Turingia, dove nel 2024 l'AfD ottenne il miglior risultato di un partito di estrema destra in un'elezione tedesca dal secondo dopoguerra, senza tuttavia riuscire a formare un governo per l'indisponibilità delle altre forze politiche a collaborare. Il caso della Sassonia-Anhalt è tuttavia diverso per intensità: con quasi il doppio dei consensi della CDU, un'esclusione duratura dell'AfD dal governo regionale rischia di apparire sempre meno sostenibile agli occhi dell'opinione pubblica, indipendentemente dagli esiti della formazione dell'esecutivo.

Un partito già abituato al potere locale

La vittoria di Magdeburgo non nasce dal nulla: dal 2023 l'AfD amministra già, sia pure a un livello di governo minore, due enti locali proprio in Germania orientale. A Sonneberg, in Turingia, Robert Sesselmann è il primo Landrat espresso dal partito, carica paragonabile a quella del presidente di provincia italiano ma che, a differenza del caso italiano, in Germania è eletta direttamente dai cittadini del Landkreis, l'ente che raggruppa più comuni. A Raguhn-Jeßnitz, in Sassonia-Anhalt, l'AfD esprime invece dallo stesso anno il sindaco a tempo pieno, Hannes Loth, eletto con il 51% dei voti. Si tratta di enti amministrativi di dimensioni contenute, privi del peso politico e del bilancio di un intero Land, ma che hanno comunque permesso al partito di maturare una prima esperienza di governo, utile a smentire l'argomento, spesso utilizzato dagli avversari, secondo cui l'AfD sarebbe una forza esclusivamente di protesta e priva di capacità amministrativa reale. Un sondaggio dell'istituto Insa pubblicato nel 2025 indicava che il 68% dei tedeschi si attendeva, entro il 2026, l'elezione di un governatore regionale espresso dall'AfD in almeno un Land, a conferma di come la possibilità fosse già ampiamente scontata nel dibattito pubblico prima ancora del voto di Magdeburgo.

Mosca e Washington guardano a Magdeburgo

Il risultato elettorale ha trovato eco anche oltre i confini tedeschi. Da Washington, il presidente statunitense Donald Trump ha ripubblicato sui propri canali social i dati del voto con un tono di plauso implicito, mentre l'imprenditore Elon Musk ha commentato l'esito con un messaggio di congratulazioni in tedesco, coerente con posizioni già espresse in passato a sostegno del partito. Più delicato, per Berlino, è il fronte russo. Lo stesso Merz ha riconosciuto pubblicamente che, come ha dichiarato lui stesso, a duemilacinquecento chilometri da Berlino c'è chi si è rallegrato per il risultato elettorale, riferendosi esplicitamente al Cremlino, pur ribadendo che il sostegno tedesco all'Ucraina non ne sarà condizionato. La dichiarazione non è priva di fondamento: l'AfD chiede da anni la fine delle forniture di armi a Kiev, l'allentamento delle sanzioni verso Mosca e la ripresa delle importazioni di gas russo, posizioni che il cancelliere ha definito, in una recente seduta del Bundestag, incompatibili con gli interessi della Germania e dell'Europa. Alcune ricostruzioni giornalistiche, tra cui quella ripresa da Politico, sostengono che il Cremlino stia deliberatamente puntando a indebolire la figura di Merz, facendo leva sul calo della sua popolarità interna e sulle difficoltà economiche della Germania orientale, con l'obiettivo dichiarato di favorire l'ascesa di una forza politica più incline al dialogo con Mosca. Si tratta di un'ipotesi che merita cautela interpretativa, ma che si inserisce in un quadro più ampio di attenzione russa verso le dinamiche politiche interne ai paesi europei più esposti sul fronte del sostegno a Kiev.

BSW, Berlino e le prossime scosse elettorali

Sul piano interno, la formazione di un governo regionale in Sassonia-Anhalt resta un'incognita aperta. Un'alleanza tra l'AfD e la BSW, la formazione di sinistra filo-russa fondata da Sahra Wagenknecht, non è più uno scenario così remoto: i due partiti condividono posizioni morbide verso Mosca e posizioni rigide sull'immigrazione, pur restando distanti su altri temi, a partire dalla politica economica e sociale. Al momento, tuttavia, la BSW ha dichiarato di preferire l'ipotesi di un governatore non legato a un partito specifico, piuttosto che un'intesa organica con l'AfD. La partita si sposterà comunque rapidamente altrove: il 20 settembre si vota anche a Berlino e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, due appuntamenti che completeranno il ciclo di elezioni regionali del 2026 e che costituiranno un ulteriore banco di prova per la tenuta del cordone di sbarramento su scala nazionale. Il voto di Magdeburgo, in questo senso, non va letto come un episodio isolato, ma come un indicatore di una tendenza più ampia e di lungo periodo: il progressivo consolidamento dell'AfD come prima forza politica in larga parte della Germania orientale, un'area che sconta ancora oggi un divario economico e demografico rispetto al resto del paese, e che negli ultimi anni ha visto crescere in parallelo la sfiducia verso i partiti tradizionali e la propensione al voto di protesta.

Se questa tendenza dovesse confermarsi nelle prossime settimane, la vera domanda per la politica tedesca non riguarderà più la tenuta del cordone di sbarramento in un singolo Land, ma la sua sostenibilità come architrave dell'intero sistema politico nazionale.

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