venerdì 21 agosto 2026

Il Neoliberismo Ha Vinto anche nel Calcio

È un pomeriggio di metà agosto. Sei placidamente sdraiato sul tuo divano: attorno a te, tutto è avvolto da un pesante velo di afa; un ventilatore bofonchia alla tua destra e deboli rivoli d’aria fresca ti raggiungono il costato; la pelle attaccata al coprimaterasso, un alone blu - a partire dalla tua testa- macchia il cuscino azzurro. La tua stanza è in semi-ombra: flebili tratti di luce ti raggiungono il viso, passando tra i buchi della tapparella e tu sei lì, un po’ accecato, appollaiato; il telefono a pochi centimetri dal naso. Sei perso nello scrolling: il tuo algoritmo ti ha giocato un brutto scherzo: ti ha riproposto a cascata tutte le più perfide giocate di Pervis Estupiňan, stagione 2025/2026. Che razza di giocatore, ragazzi miei. Anche quest’anno è andata male. Anche quest’anno sei arrivato quinto e hai comprato Estupiňan: ti sembra passato un secolo dall’estate del 2022, quando da Campione d’Italia il tuo Milan passava nelle mani del fondo RedBird Capital Partners, gestito da Gerry Cardinale. Eri così speranzoso. Eri. Certo, per ora il calciomercato non sta andando affatto male, ma non ti illudi.

Un velo di angoscia ti attraversa: cosa mi sto perdendo? Ti chiedi. Guardi l’orologio: cazzo, tra due minuti inizia la live. Lanci il telefono, ti alzi di scatto, vai in bagno, ti sciacqui la faccia, torni in camera, scegli la prima maglietta decente che trovi, la indossi; ancora in mutande ti siedi alla scrivania, apri il pc e il messaggio di Ivan con il link, apri anche quello e - osservando il tuo rivedibile riflesso nella fotocamera interna -, attendi che l’host ti accetti nella chiamata. Qualche secondo, un piccolo scatto, schermo nero e sei in live, davanti a migliaia di persone.

Ad attenderti, Ivan, un collaboratore e un signore sulla settantina: sguardo intelligente, sorrisino yankee, abbronzatura da Forte dei Marmi; è con lui che dovrai confrontarti, oggi. Il tema è l’attuale assetto economico globale e i suoi riflessi sulle persone.

Piccola introduzione sui due ospiti e sui temi che si tratteranno in live e si parte. È l’uomo anziano a prendere parola. Tu non lo ascolti bene, la sua voce risuona come un’eco lontana, lievemente sfuocata dal ronzio del ventilatore e dalla tua scarsa connessione internet. La realtà però è diversa: il problema è nella tua testa, fatichi a concentrarti. La tua mente è ancora lontana, la tua mente è ancora lì, alle perfide giocate del criminale di guerra Pervis. Ti chiedi ancora come sia possibile che abbiate speso 17 – D I C I A S S E T T E - milioni per acquistarlo.

Ad un tratto, il tuo torpore viene interrotto dalle grida del tuo interlocutore, ne metti a fuoco il viso, rosso paonazzo. Scuote le braccia mentre grida «dunque il neoliberismo non esiste! O no? Esiste o no?! Rispondi!».

Tutti ti guardano. Forse è il momento di iniziare a parlare.

Ti strofini un attimo gli occhi, una goccia di sudore ti imperla la fronte; ti gratti il naso: cerchi di organizzare i pensieri, di smettere di pensare a Pervis.

«Vedete? Non risponde. Lo dicevo, io, che il neoliberismo non esiste! Tutte buffonate!».

No, zio Michele. Non sono buffonate; dammi un attimo per pensare, per favore, Zio Michele.

«Beh, possiamo dire che, effettivamente, il neoliberismo, in senso assoluto, non esiste. In termini assoluti è possibile descrivere l’assetto attuale come frutto dell’adattamento il più performante possibile della nostra società all’iper-complessità dell’ambiente circostante. In termini assoluti, è corretto dire che non vi è mai stata tanta abbondanza quanto nell’Occidente moderno».

Ti interrompi un istante. Sono tutti in silenzio, aspettando che continui. Zio Michele ti osserva, tronfio; un accenno di sorriso gli contrae la parte destra della bocca.

«Ma in termini assoluti ha poco senso parlare. Di tutto, o erro? Nulla ha valenza in termini assoluti. Quello che posso dire, in merito al neoliberismo, è che ci si riferisce ad un concetto nato dall’osservazione critica della realtà; che denota una condizione nella quale il cittadino fatica a scindere economia e politica. Con ciò non intendo dire che lo Stato sia sparito in favore dell’economia; bensì, che a sparire, nello spazio politico neoliberale, è quella accezione di politico in quanto conflitto e discussione circa modelli di razionalità sociali differenti e in concorrenza tra loro. La questione neoliberale, per quanto nasca da precondizioni storiche, giuridiche ed economiche, assume un’accezione particolarmente culturale, di senso. E la mia tesi è che il senso abbia ormai subito definitivamente l’egemonia economica».

Alzi nuovamente lo sguardo. Di nuovo tutti in silenzio. Zio Michele con lo sguardo corrucciato. Hai ancora tre minuti a disposizione. Devi continuare a parlare.

«Senza approfondire, almeno al momento, le questioni storiche; ovvero, come questo specifico seme sia stato instillato, in primo luogo, nel Cile di Pinochet grazie a quei buontemponi dei Chicago Boys; per poi essere diffuso globalmente da soggetti quale Ronald Reagan, Margaret Thatcher e Deng Xiaoping. Senza voler approfondire il ruolo di Paul Volcker alla guida della Federal Reserve, dell’accordo dei TRIPs del 1994 e di ciò che negli anni la triade Wall Stree-FMI- Tesoro USA si sono impegnati a fare per imbalsamare l’economia globale; ebbene, ciò che vorrei sottolineare è l’impatto che tutti questi interventi hanno avuto, a cascata, sugli esseri umani. Prima a livello economico, poi a livello culturale. Negli ultimi trent’anni abbiamo potuto constatare l’aumento del lavoro precario, il crollo della classe media, l’aumento della povertà, anche per chi lavora, e il boom dei patrimoni dell’1% più ricco della popolazione. Certo, non si è mai generata tanta ricchezza, ma forse è proprio questo il tema. Sotto un punto di vista di senso comune, invece, sollecitato dal mercato del lavoro - quindi dalla necessità di sopravvivere -, e da una buona dose di propaganda, un preciso modo di pensare, che si riassume bene con la sigla RCT - Rational Choice Theory -, ha avuto modo di imporsi su tutti gli altri. In cosa consiste? Consiste in una razionalità prettamente economica e dunque individuale, orientata a prendere “la migliore delle scelte”. Personale, per l’appunto. Anche questo modo di pensare è responsabile della frammentazione sociale che colpisce tutto l’Occidente; che spinge sempre più giovani a costringersi alla solitudine, a lasciare la propria casa e i propri cari per favorire la propria ascesa lavorativa; che li mette in crisi quando amano una persona, ma non sanno se possono trovare di meglio. Questi, che piaccia o no, sono fatti. Per quanto poco dettagliati. Così mi spiego il duplice collasso che l’Occidente sta vivendo, politico ed esistenziale: la crisi della democrazia e le crisi personali, la crescente tristezza».

Poteva andare peggio. Pensi. Hai terminato bene i tuoi cinque minuti.

La parola torna allora a zio Michele.

«E’ evidente da come ha esposto i fatti che la sua sia una visione assolutamente parziale. È evidente che anche lui appartiene ad una setta, ad una religione, che gli detta come interpretare il mondo, senza alcuna oggettività, senza alcun appiglio al reale. Anche perché, allora, non capisco come...»

Arriva un momento, nella vita, in cui gli orrori a cui hai assistito diventano macigni troppo pesanti da portare. Arrivano momenti, nella vita, in cui fatichi a contenerti; ed è quello che ti succede quando decidi di interrompere zio Michele: ora sei tu che arrossisci, scuotendo i pugni.

«Ma mi faccia il piacere! Nessuna aderenza con la realtà? Come può negare che ogni singolo aspetto della nostra esistenza non sia regolata da una certa logica di guadagno? Di fruttuosità economica? Come mi giustifica, allora, che da quando se n’è andato Berlusconi, non ci sia stato nessuno in grado di gestire il Milan in quanto soggetto singolo? Neanche i cinesi ce l’hanno fatta! Se ne rende conto? E’ dal 1995 che stanno cercando di smantellare tutto ciò che può essere minimamente romantico. Spero che se ne renda conto. Ma lei non sa, dal suo bel vivere oltreoceano, cosa ci tocca passare, a noi poveracci della Vecchia Guardia Rossonera. Lei non lo sa cosa significa essere gestiti da nessuno. Chi è il presidente? Boh, RedBird Capital Partners. E chi cazzo è RedBird Capital Partners? Booh. Ma come booh! E sulla base di cosa prende le decisioni RedBird Capital Partners? Booh, decideranno gli azionisti in base alla ROI. Ah, ottimo. Allora, so già tutto. Si rende conto che eravamo talmente disperati che quando siamo passati da un un fondo ad un altro fondo abbiamo esultato solamente perché uno con il nome che sembra uscito dai Soprano’s ci ha messo la faccia e ha detto che siamo un “asset non sufficientemente gestito”. Ha capito? Ho esultato quando ha detto così, perché speravo che lo gestisse meglio e poi ha mandato via Maldini, al Milan. Ma cosa cazzo significa. Ho esultato quando ha detto che gli algoritmi ci avrebbero aiutato con i ROI e non sapevo neanche cosa fosse un ROI. Ma poi l’ho scoperto, un po’ a tentoni. L’ho scoperto giusto qualche minuto fa, cos’è un ROI. Un ROI è qualcosa per cui il signor Pervis Estupiňan - che mi deve scusare, in privato sarà pure una persona deliziosa -, è stato considerato, anche solo per un istante, come un buon affare. Certo. Gli algoritmi hanno fatto un ottimo lavoro: lo abbiamo comprato a circa 17 milioni, lo avremmo venduto a circa 18, per una plusvalenza secca di circa 1 milione di euro e plusvalenza contabile reale di circa 4,4 milioni di euro; mi dicono che al quartier generale di RedBird hanno stappato le bottiglie buone quando hanno sentito che qualcuno gli avrebbe dato quei soldi; infatti, non l’hanno fatto. Comunque, siamo arrivati quinti e abbiamo fatto schifo, ma se fosse partito, sarebbe stato un buon affare. Mi spiega perché se voglio capirci qualcosa quando la domenica, stremato, mi godo una partita di calcio – tendenzialmente orrenda -, devo sapere cos’è una plusvalenza contabile reale? Ma se ne rende conto che da quando hanno introdotto il fairplay finanziario, misura descritta come a tutela dei tifosi, della trasparenza, ci hanno guadagnato tutti tranne i tifosi e la trasparenza? Ha bloccato l’ascensore delle squadre: o sei il Como che hai la fortuna che investano su di te - e non per motivi prettamente calcistici -, due tizi con un patrimonio da 38 miliardi, o non vai da nessuna parte se non sei in nell’1% dell’Elite mondiale. Non vai da nessuna parte nemmeno se ti chiami A.C. Milan; anzi, ti prende in gestione un bel fondo di azionisti che ti spaccia Pervis come un buon investimento. Dove vai, davvero, se ti chiami Lazio, Stella Rossa,Steaua Bucarest? In malora o in mano agli americani. Per queste squadre il Fairplay finanziario vale, la sportività vale, se non fosse che poi ti trovi a concorrere con Manchester City, Chelsea e PSG che fanno impunemente ciò che vogliono. I medio-piccoli boccheggiano contando i centesimi, i grandi banchettano. Storie già viste. Me lo spiega, infine, se tutto quello che ho detto è falso, perché i giocatori non hanno più una dignità e vanno in scadenza anche se tu li hai aspettati per anni; per poi andare nella tua più acerrima rivale per mezzo milione di euro in più a stagione? “Ahh non esistono più le bandiere”: ma a chi conviene fare la bandiera in un mondo in cui è normale pensare che il giusto sia solo pensare per sè? Perché sa, il punto è che è terminato il mondiale più maestoso e con più introiti della storia: ma non basta, Infantino li voleva anche privatizzare per farli ancora più maestosi, certamente: per fortuna che c’è stato un briciolo di buon senso a fermare questa follia. Ma, a prescindere dal mondiale, non ho mai visto, in vita mia, giocatori tanto performanti, allenatori tanto preparati, né stadi tanto grandi, quanto nelle ultime stagioni. Questo sicuramente è dovuto all’aumentare dell’entità economica di tutto il movimento: il fatto è, semplicemente, che mi è passata la voglia di andare allo stadio».

Vacilli. Tutti ti guardano. Hai la gola secca, ma la bottiglietta d’acqua è rimasta ai piedi del letto. Aleggia il silenzio totale. Forse hai esagerato. Forse non era il caso. Ma tu non sei lucido: in mente non hai nient’altro che Lui.

Un po’ di nausea, vista sfuocata; spegni la live senza salutare. Ti lanci sul letto e provi a chiudere gli occhi; li riapri: nella stanza semibuia, una pesante afa ti avvolge, un ventilatore bofonchia, la pelle incollata alle lenzuola, il cuscino presenta un grande alone scuro; affianco a te, il PC ancora acceso. Ora ricordi: stavi guardando le peggiori giocate di Estupiňan quando sei collassato in un turbolento sonno estivo. Il tuo PC ha continuato ad andare; il perverso algoritmo ha fatto partire uno strano dibattito sul capitalismo tra due signori attempati che discutono animatamente. Vedere due persone di quell’età urlarsi addosso in tal modo ti fa sembrare di essere su Rete4; un brivido ti percorre la schiena e chiudi il PC. Provi a ripensare al sogno che hai appena fatto: tu non sai niente del sistema economico globale. Allora perché?

Provi a riflettere, ma nulla: nient’altro che Pervis. Lui è ancora lì.

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