giovedì 7 agosto 2025

Il potere nascosto delle agenzie di rating: Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch come attori geopolitici

Ci sono entità che non hanno un esercito, non approvano leggi, non governano Paesi. Eppure, il loro potere è tale da poter influenzare la vita di milioni di persone e le sorti di interi governi. Le agenzie di rating Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch in primis sono esattamente questo: arbitri silenziosi ma potentissimi dell’economia globale.

A prima vista, il loro ruolo sembra innocuo: assegnare un voto che rappresenta l’affidabilità finanziaria di Stati, aziende o strumenti finanziari. Questo voto, espresso in una scala che va dalla AAA (massima affidabilità) fino al temuto junk bond (titolo spazzatura), indica la probabilità che l’emittente ripaghi il proprio debito. In teoria, si tratta di un servizio pensato per orientare gli investitori.

Ma la realtà è molto più complessa. Dietro quelle lettere e quei numeri si nasconde un potere immenso: un downgrade può far schizzare in alto i tassi di interesse che un Paese deve pagare sul proprio debito pubblico, scatenare una fuga di capitali e persino provocare crisi politiche. Al contrario, un upgrade può ridare ossigeno a economie in difficoltà e restituire fiducia ai mercati.

Tre colossi e un potere concentrato

Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch non sono semplici attori del mercato: sono il mercato. Insieme controllano oltre il 95% del settore delle valutazioni, una posizione di forza che conferisce loro un’influenza enorme.

Seguire le loro decisioni non è facoltativo: se un Paese perde l’investment grade ovvero il livello minimo di affidabilità, molti fondi di investimento sono obbligati, per statuto, a vendere immediatamente i suoi titoli di Stato. Non è una scelta: è un vincolo regolamentare.

Il risultato è che un singolo report negativo può generare un effetto domino devastante: gli investitori vendono, i prezzi dei titoli crollano, lo spread esplode, i tassi d’interesse salgono e il bilancio dello Stato va fuori controllo.

E non è una possibilità teorica: la storia recente è piena di casi in cui i giudizi delle agenzie di rating hanno cambiato il corso della politica e dell’economia.

Quando un downgrade fa cadere i governi

  • Italia 2011: in piena crisi dello spread, Standard & Poor’s abbassa il rating del nostro Paese. L’effetto è immediato: i mercati perdono fiducia, lo spread BTP-Bund schizza oltre quota 500 e il costo per rifinanziare il debito pubblico diventa insostenibile. È una delle scintille che porteranno alla caduta del governo Berlusconi e all’arrivo del governo tecnico guidato dall’economista Mario Monti.

  • Grecia 2010-2012: ogni downgrade di Atene scatena una fuga di capitali e rende più difficile negoziare con Bruxelles e il Fondo Monetario Internazionale. Le agenzie non si limitano a fotografare la realtà: la peggiorano, alimentando un circolo vizioso.

  • Stati Uniti 2011: persino la superpotenza americana subisce un declassamento da parte di Standard & Poor’s, scatenando una tempesta finanziaria globale.

Questi esempi dimostrano una verità scomoda: le agenzie di rating non sono semplici spettatori. Sono attori politici ed economici, capaci di influenzare le scelte dei governi e la percezione degli investitori.


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