Mala tempora currunt sed peiora parantur
nessun altro broccardo latino è in grado di scolpire nel miglior modo lo scenario attuale; non sono nodi riguardanti la geopolitica, l’economia o le aggressioni, si tratta esclusivamente di un unico fattore scatenate: l’avidità. Ad essa, nel corso dei secoli l’essere umano non ha mai saputo rifuggire - soprattutto quando ha rivestito ruoli di potere – dunque, può essere elevata a causa di giustificazione di fronte allo sterminio di massa al quale assistiamo?
Stiamo diventando una società assuefatta dal dolore, incapace di esprimere il proprio dissenso, inerte ed immobile a fronte della consumazione di una delle peggiori barbarie sotto i nostri occhi.
Le persone muoiono sotto le bombe, senza neanche sapere la ragione per la quale vengono uccise, comprendendo unicamente di quanta crudeltà possa essere espressione l’uomo; talmente storditi da non cogliere il graduale allargamento delle maglie della guerra, senza contare gli effetti immediati che già si ripercuotono nel nostro quotidiano.
Eppure tanti esponenti politici continuano, in maniera sorda e irrazionale, a sostenere questa scellerata campagna di distruzione, non dando valore ai postumi economici prodotti dai conflitti, in grado di dare definitivamente il colpo di grazia alla nostra economia. In questo turbine di ingiustizie chi ne paga le conseguenze sono sempre gli ultimi, mai chi sta alla posizione apicale del potere. I nostri “rappresentanti” – sempre se tali li possiamo definire – saranno sempre esenti dal pagamento del conto finale.
Se domani, la moneta avrà meno valore, i costi saranno aumentati per qualsiasi bene, si dovrà attribuire il merito a queste scelte. Siamo ridotti a essere delle pedine sotto la disponibilità degli attori mondiali ed il valore della nostra vita è nettamente inferiore a quello di un barile di petrolio.
È questo il culmine dell’evoluzione umana?
È questa la modernità tanto ambita del nuovo millennio?
Per anni a noi giovani è stato detto di impegnarci, studiare, lavorare, poiché siamo noi stessi gli artefici del nostro destino, una campagna comunicativa tartassante di video, articoli, e notizie con la solita frase: If you want it, you get it.
Viceversa, si sta privando un’intera generazione di essere fautrice del proprio futuro, solamente per favorire un’indigestione a chi già versa in uno stato di obesità.
Stiamo andando contro la nostra natura – quella della cooperazione – e ci stanno ponendo l’uno contro l’altro, educandoci alla sottomissione e all’obbedienza, destinandoci ad uno stato di povertà sempre più avanzato. La volontà di pochi conduce l’intero mondo verso un luogo di non ritorno, intere famiglie, intere storie, intere esistenze, stroncate dall’ingordigia e dalla vorace sete di denaro e potere.
In tutto questo il nostro paese si inserisce con una compartecipazione di bieco servilismo, con un addomesticamento talmente ferreo da non consentire neanche di alzare la testa; non mi è ancora ben chiaro quale significato venga attribuito alla parola “patriottismo”.
In tutti questi anni non c’è mai stata una presa di posizione diversa da quella americana, si è passati dall’affrontare il potente alleato faccia a faccia – vedi la crisi di Sigonella – al diventarne i lustrascarpe più illustri, continuando ad avvallarne le posizioni, e nella stragrande maggioranza dei casi ledono l’interesse italiano.
E’ interessante assistere a due pesi e due misure, quando ad attaccare è stato Putin, l’intero mondo occidentale si è, giustamente, opposto alla condotta dello Zar del Cremlino con l’applicazione del pacchetto delle sanzioni.
Come mai tutto questo non è avvenuto con Israele e con l’America?
Il nostro paese e l’Europa sono alla mercé degli Stati Uniti, e questo significa essere complici, con una lieve percezione di invidia nei confronti della Spagna e del suo leader Sànchez. Il Presidente non sbandiera “ipocritamente” il patriottismo – come accade in Italia – agisce per creare delle condizioni di vita migliori per i suoi cittadini, questo per me significa essere patrioti.
Poco importa la casacca, contano i risultati, rilevando l’indipendenza e autonomia di uno Stato non genuflesso alle logiche nefande di un pazzo.
Se vuoi la pace prepara la pace, non c’è un altro strumento, ma forse lo capiremo in estremo ritardo.
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