venerdì 13 febbraio 2026

L'Europa alla prova degli "Epstein Files"

Immagine d’archivio che ritrae Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell affiancati

La recente desecretazione degli “Epstein files” ha travolto i vertici politici di diversi Paesi europei, dal Regno Unito alla Norvegia fino alla Slovacchia, generando una crisi istituzionale senza precedenti. I documenti rivelano infatti un sistema di favori e scambi di informazioni governative che interferiscono nelle questioni interne dei singoli Stati.

Lo scandalo Epstein travolge Downing Street
La recente pubblicazione degli Epstein files da parte del dipartimento di Giustizia statunitense ha travolto sia la Casa Reale che il governo inglese. Si tratta dei documenti raccolti durante il processo contro Jeffrey Epstein, il consulente finanziario americano condannato nel 2008 per sfruttamento sessuale di minorenni frequentato dall’élite politica e imprenditoriale degli anni novanta.

L’attuale crisi politica ruota attorno alla nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore negli Stati Uniti nel 2024. L’8 febbraio Morgan McSweeney, capo di gabinetto di Starmer nonché suo più stretto consigliere, ha rassegnato le dimissioni a seguito delle pressioni dei parlamentari che lo ritenevano responsabile della nomina di Mandelson.

La gravità della questione è significativa se si considera che McSweeney fu l’artefice del progetto che portò alla vittoria del partito laburista alle elezioni del 2024. È stato infatti l’ex consigliere di Starmer a svincolare il partito laburista dall’estrema sinistra di Jeremy Corbyn per renderlo un partito eleggibile di governo avvalendosi proprio dell’attuale primo ministro Starmer.

Con la pubblicazione di nuovi file legati al caso Epstein, la nomina di Mandelson nel 2024 è diventata un fardello di cui McSweeney si è assunto la piena responsabilità ma che continua a pesare sul governo di Keir Starmer. La nomina infatti, è avvenuta a seguito della condanna di Jeffrey Epstein nel 2008 nonostante fossero noti i legami di natura finanziaria e politica che ancora esistevano tra i due. Ma se inizialmente si trattava di un’amicizia sconveniente, dai file pubblicati recentemente emerge un caso di negligenza istituzionale. Questi suggerirebbero infatti che durante la crisi del 2008 Mandelson avrebbe trasmesso a Jeffrey Epstein informazioni governative riservate relative alla politica finanziaria, anno in cui ricopriva il ruolo di segretario al Commercio nel governo di Gordon Brown. Tali informazioni sarebbero poi state trasformate da Epstein in profitti speculativi.

Tra le fonti emerge inoltre un messaggio del 2003 in un libro di auguri per il compleanno di Epstein nel quale lo definisce il suo “migliore amico”. Questo si aggiunge alle email nelle quali l’ex ministro sostiene di avere una “forte considerazione” nei confronti dell’amico e ai viaggi e altri benefici finanziari riconducibili allo stesso Epstein.

Tuttavia, il licenziamento di Mandelson nel settembre del 2025 e la sua decisione di lasciare il partito laburista e dimettersi dalla Camera dei Lord, non hanno messo a tacere l’indignazione pubblica e parlamentare. Nel partito laburista si sono registrati dei contrasti interni e contestazioni rivolte al premier, mentre il vicepremier David Lammy (nonché ministro degli Esteri di Starmer al tempo dei fatti) si è svincolato dalla decisione circa la nomina di Mandelson. Al momento Starmer intende pubblicare la documentazione relativa al processo di verifica di Mandelson per dimostrare che lex ministro aveva ingannato i funzionari quando gli è stato chiesto del suo rapporto con Epstein.

La crisi in corso è stata ulteriormente aggravata dalle dimissioni del direttore delle comunicazioni Tim Allan, altra figura chiave dell’entourage del premier. Si tratta tra l’altro del quarto direttore della comunicazione a dimettersi dall’insediamento del governo Starmer.

I nuovi documenti relativi al caso Epstein hanno inoltre messo in luce il legame con l’ormai ex principe Andrea, spogliato di tutti i titoli. Tra i file è emersa infatti una fotografia che lo ritrae carponi sul corpo di una giovane donna incosciente. Nella giornata di lunedì Re Carlo ha dichiarato che Buckingham Palace è pronta a collaborare con la polizia nelle indagini relative ai legami tra l’ex principe e il finanziere. Dai file emerge inoltre che nel 2010 Andrea avrebbe trasmesso ad Epstein dei rapporti riservati riguardanti un viaggio effettuato in veste di inviato per il commercio internazionale nel Sud-Est asiatico. Nel 2021 è infine accusato di stupro e abusi da Virginia Giuffre e la causa civile si è conclusa nel 2022 con un accordo extragiudiziale senza ammissione di colpa.

Come il premier Keir Starmer gestirà la crisi in corso ed eventuali rivelazioni nelle indagini, influiranno profondamente sull’esito delle elezioni amministrative di maggio e potrà chiarire le responsabilità politiche legate alla nomina di Mandelson. Nonostante le pressioni esterne e interne (tra cui quelle della leader del partito laburista in Scozia Anas Sarwar) Starmer ha dichiarato che non si dimetterà.

L’opposizione conservatrice potrebbe nel frattempo sfruttare le tensioni interne al partito ed amplificare una crisi già politicamente delicata.

Il nodo centrale resta tuttavia la perdita di credibilità negli esponenti di governo e la fragilità del progetto politico nato con la vittoria del 2024 e l’ambizione di rappresentare una rottura col passato. Lo stallo di quel progetto evidenzia come la capacità dell’entourage governativa di ristabilire fiducia sarà determinante per il futuro del governo del premier Keir Starmer e del progetto politico avviato nel 2024.

Anche il campione di trasparenza istituzionale norvegese subisce lo scandalo Epstein
A seguito della pubblicazione di nuovi documenti, la Økokrim (unità per i crimini economici norvegesi) ha avviato un’indagine per corruzione aggravata nei confronti di Mona Juul e Terje Rød-Larsen, due dei vertici del corpo diplomatico norvegese.

Domenica l’ambasciatrice in Iraq e Giordania  Mona Juul si è infatti dimessa, dopo che i file hanno rivelato una donazione di 5 milioni di dollari da parte del finanziere statunitense ai due figli di Juul e del marito Terje Rød-Larsen, ex presidente dell’International Peace Institute (IPI).

I due diplomatici parteciparono tra l’altro ai lavori per gli Accordi di Oslo destinati a regolare il conflitto Israelo-Palestinese.

Dagli Epstein files emergono inoltre legami tra la principessa ereditaria Mette-Marit Tjessem Høiby, l’ex ministro degli Esteri Børge Brende e la moglie e l’ex primo ministro Thorbjørn Jagland invitato sull’isola del finanziere.

La recente desecretazione dei documenti ha infatti messo in luce il rapporto di particolare confidenza tra la futura regina ed Epstein tra il 2011 e il 2014, che pur non costituendo un illecito rappresenta fonte di imbarazzo per la corona. I due si sarebbero infatti scambiati delle comunicazioni sconvenienti, specie se si considera che al tempo dei fatti Mette-Marit era sposata con il futuro re di Norvegia e che queste risalgono al periodo successivo alla condanna di Epstein del 2008 per adescamento di minore. Nel 2013 inoltre, la principessa avrebbe soggiornato per quattro giorni a casa del finanziere mentre questo non era presente.

Nonostante la Norvegia sia solitamente associata ad alti livelli di trasparenza istituzionale, il caso Epstein ha coinvolto non solo il corpo diplomatico ma anche ex vertici del governo norvegese e la corona, testimoniando una rete di scandali molto più ampia e che si accinge ad ampliarsi ulteriormente con lo svilupparsi delle indagini in corso.

L’Unione europea e la Slovacchia alla prova dello scandalo Epstein
Tra i nomi emersi negli Epstein files figura anche quello del commissario europeo per il Commercio Maros Šefčovič legato a quello dell’ex ministro degli Esteri Miroslav Lajčák.

Sebbene il commissario slovacco abbia smentito qualsiasi rapporto diretto o indiretto con Epstein, le questioni emerse in relazione e Lajčák si prospettano nettamente più gravi. L’ex consigliere per la sicurezza nazionale del premier slovacco Robert Fico, avrebbe infatti discusso con Epstein di incontri diplomatici con il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov. Lajčák, nonostante abbia negato qualsiasi illecito, in seguito si è visto costretto a dimettersi “per evitare costi politici al governo slovacco”.

Lo scandalo in Slovacchia ha dunque coinvolto anche l’Unione europea se si considera che Lajčák tra il 2009 e il 2020 fu inviato speciale dell'Ue per i Balcani. La Commissione europea ha però precisato che queste questioni rientrano nella sfera di competenza degli Stati nazionali, discostandosi dallo scandalo e tutelando il commissario Šefčovič.

La progressiva desecretazione degli Epstein files rivela dunque che nessuna istituzione può dirsi immune allo scandalo. Si presenta inoltre un pattern comune: se inizialmente i rapporti vengono presentati come amicizie sconvenienti, ben presto rivelano una fitta rete di influenze nella sfera politica e diplomatica che rischiano di minarne la trasparenza e la fiducia agli occhi dei cittadini. Mentre le indagini proseguono nel Regno Unito, in Norvegia e in Slovacchia, il vero banco di prova sarà quello di ricostruire la credibilità istituzionale violata dagli Epstein files, un processo che si appresta a determinare prepotentemente le sorti dell’Europa.

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