venerdì 24 aprile 2026

Enrico Mattei: L’Indipendenza Energetica per l’Indipendenza Politica

Enrico Mattei

Imprenditore pubblico, protagonista di una politica industriale che ridefinì il ruolo del nostro paese nello scenario internazionale, Enrico Mattei nasce nel 1906.

La sua esperienza comincia nella politica: aderisce al partito della Democrazia Cristiana e dal 1948 al 1953 è eletto deputato.

Fonda il colosso ENI nel 1953, capace di insidiare profondamente il monopolio delle “Sette Sorelle” e alterare l’equilibrio energetico occidentale.

Da lì si intuiscono le grandi capacità imprenditoriali di Enrico che però quasi 10 anni dopo vengono stroncate nel pieno della loro fioritura: il 27 ottobre 1962 muore in un incidente aereo caratterizzato da ombre e dubbi…che affronteremo nei paragrafi successivi.

LA NASCITA DEL COLOSSO ENI

Prima di analizzare l’ENI è doveroso contestualizzare la situazione economica e sociale italiana del dopoguerra. Ci troviamo negli anni immediatamente successivi al secondo conflitto mondiale e l’Italia versava in una condizione disastrosa sotto diversi aspetti: il conflitto ha portato povertà, distruzione e un intero paese da ricostruire.

Sotto il punto di vista energetico l’Italia si trovava in una profonda posizione di sudditanza energetica: le esigenze globali portavano ad identificare il Petrolio come chiave strategica per il settore industriale mondiale.

Nel 1926 il regime fascista aveva fondato AGIP (Azienda Generale Italiana Petroli) per cercare le risorse petrolifere nel nostro territorio ma nell’immediato dopoguerra si cercò di smantellarla poichè considerata inefficiente: la pratica venne affidata a Enrico Mattei nel 1945, ma egli decise di rilanciarla e di creare anni dopo il colosso ben noto a tutti.

Nel 1953 nasce ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) con un obiettivo chiaro: rendere l’Italia indipendente sul piano energetico, costruendo tutta la propria forza sull’industrializzazione del paese sfidando l’oligopolio costruito dalle sette sorelle.

GLI ACCORDI CON I PAESI PRODUTTORI E LE PROFONDE DIGRESSIONI CON LE SETTE SORELLE

Ma quale fu la strategia di Enrico Mattei? Al centro della politica imprenditoriale di Mattei potevamo trovare indubbiamente gli accordi con i paesi produttori. L’imprenditore comprese realmente l’importanza di questi ultimi e il loro rapporto totalmente subalterno alle “7 Sorelle”.

Quest’ultime sfruttavano totalmente i paesi produttori creando a poco a poco una vera asimmetria di potere: controllavano tutta la catena del valore, decidevano l’estrazione del petrolio (e il conseguente prezzo di vendita), inoltre, adottavano un sistema di concessioni dove solo una piccola quota dei ricavi veniva distribuita ai paesi produttori.

Le 7 sorelle (Shell, Exxon, Gulf Oil, Chevron, BP, Mobil e Texaco) potevano essere quindi definite un vero e proprio “Cartello” che dominava in lungo e in largo tutto il mercato globale.

In questo contesto si colloca la sfida ideata da Mattei: rompere il sistema ineguale e rendere l’Italia indipendente energeticamente. Iniziò con l’offrire ai paesi produttori profitti di granlunga superiori rispetto a quelli delle Sette Sorelle (fino Al 75% con il restante 25% distribuito all’ENI).

Ciò permetteva una sovranità maggiore anche ai paesi produttori. Nel novero rientrano anche gli accordi Pionieristici con l’Iran, l’Egitto, il Marocco, La Tunisia e la Nigeria.

Il modello Mattei era appoggiato poiché considerato un approccio da partner di sviluppo e non da mero estrattore di risorse, infatti non offriva solamente migliori percentuali, ma contribuiva alla crescita dei paesi costruendo infrastrutture e formando il personale locale.

La forza di Mattei si rinveniva anche nel forte impatto sulle relazioni governative: i suoi accordi diretti con il Medio Oriente lo portarono ad essere etichettato come un ministro degli esteri “parallelo” in virtù della sua capacità lodevole di promuovere accordi finanziari con l’estero. Il metodo Mattei cambiò le carte in tavola e la sua strategia permise la fioritura di una nuova architettura geopolitica energetica e il progressivo indebolimento delle compagnie occidentali a favore dei paesi produttori. Ovviamente le reazioni anglo-americane non si attardarono….

ENERGIA E DIPLOMAZIA: IL FILO COMUNE TRA MATTEI E MORO

Diversi ambiti, stessa visione: ciò che accomuna Enrico Mattei e il personaggio precedente inserito in questa rubrica, Aldo Moro, è la visione lungimirante e le scelte coraggiose da loro compiute. È chiaro che l’obiettivo di entrambi fosse sempre stato un’Italia indipendente e libera da qualsiasi ingerenza o vincolo esterno, politico o energetico che fosse.

La visione di uno Stato attore attivo e guida per gli altri è il motivo degli accordi con i paesi mediorientali e la loro preservazione: “includere” piuttosto che “escludere” e valorizzare la caratteristica dell’Italia “ponte mediterraneo” che aspirava ad essere meno subalterna ai poteri occidentali.

Entrambi decisero di mettere in mostra un realismo politico operativo (e cooperativo) incredibilmente pragmatico, utile all’Italia e alla sua posizione globale, finalizzato all’operatività e alla risoluzione di problematiche.

Infine possiamo accomunarli per le antipatie riservate loro dal mondo occidentale: due figure così di rottura finiscono per minare gli equilibri geopolitici e la soluzione finale diventa…la loro eliminazione.

Già, perché il 27 ottobre 1962 Enrico Mattei muore in un incidente che vede il suo aereo schiantarsi nelle campagne di Bascapè, in Lombardia.

Dai primi rilievi emergono dati contrastanti e poco chiari: rottami dispersi in diverse zone e testimonianze contrastanti fanno presagire ad una dinamica diversa ma fino agli anni ‘90, quando il caso venne ufficialmente riaperto, la versione ufficiale fu quella di un incidente.

Con la riapertura del caso vennero trovate tracce di esplosivo e le analisi specifiche compiute sui resti dell’aereo portarono la magistratura a decretare l’intera vicenda come un attentato vero e proprio. I reali mandanti non furono mai identificati con certezza ma la scomodità globale del personaggio lascia presagire ad un assassinio “geopolitico”.

DALLA LEZIONE DI MATTEI ALLA GUERRA DELL’ENERGIA: IL PETROLIO COME ARMA

GLOBALENel contesto odierno, di fronte ad una crisi energetica senza precedenti dove la chiusura dello stretto di Hormuz ha bloccato il transito del 20% del petrolio mondiale, parlare di Enrico Mattei e delle sue intuizioni è più attuale che mai. La caratteristica di Mattei era negoziare e dialogare dove gli altri non arrivavano, da pari, ridisegnando una cartina geografica energetica diversa. Da queste informazioni comprendiamo i dati del rincaro carburanti che continua a colpire l’intero globo: l’offerta del petrolio si abbassa drasticamente ma la domanda resta stabile perché le persone continuano a usufruire dei carburanti e i prezzi si alzano.

In Italia il gasolio è salito del 20% in più. Oggi la lezione di Mattei torna profondamente attuale, lezione che l’Italia ha (in parte) recepito: l’importanza di diversificare le fonti, investire in Africa nelle infrastrutture e nelle industrie (in particolare da parte di ENI), lo sviluppo energetico dell’energia rinnovabile e la creazione di un “ponte energetico” tra Europa ed Africa sono tutte idee che confluiscono nel Piano Mattei ideato dal governo del 2024 (sebbene gli eredi dell’imprenditore abbiano diffidato il governo per l’utilizzo del nome e molti criticano l’approccio del piano definendolo di stampo colonialista e quindi in un certo senso “anti-matteiano?).

Ma il rischio più importante è rappresentato dal gas.

Quest’ultimo viene esportato in larga quantità dal Qatar e il blocco dello stretto di Hormuz ha provocato conseguenze catastrofiche poiché la maggior parte del GNL che confluisce in Europa (gas naturale liquefatto) arriva da lì. Un’altra quota di GNL invece arriva dagli USA: l’Europa, dall’inizio della guerra in Ucraina, ha sostituito il gas proveniente dalla Russia con quello a stelle e strisce.

I dati sono inequivocabili:

1) Prima del 2022 L’Europa importava 1 milione di barili al giorno di petrolio dagli USA: dal 2023 ne importa ben 2 milioni al giorno, raddoppiandone la quantità.

2) Ma il dato più incredibile è rappresentato dall’importazione di GNL: nel 2021 l’Europa importava 21 miliardi di metri cubi di gas dagli Stati Uniti ma nel 2025 ne ha importati ben 81.

3) Se poi affrontiamo la questione analizzando l’Italia siamo sulle stesse proporzioni: nel 2024 l’Italia ha importato ben 14 miliardi di metri cubi di gas, di cui 5 solo ed esclusivamente dagli Stati Uniti.

Gas o Petrolio, la “soluzione” non cambia: l’Europa e, soprattutto l'Italia, si trova costretta ad importare quantità maggiori, a prezzi maggiori dagli Stati Uniti. Anche riguardo al gas, Mattei fornì una soluzione: intorno agli anni ‘50 con la scoperta di grandi giacimenti di gas metano intorno alla Pianura Padana, l’Italia ne diventò uno dei maggiori paesi produttori.

Grazie a ciò non solo quest’ultimo divenne una fonte energetica alternativa ma uno strumento di crescita economica e d’indipendenza tanto che attirò gli occhi delle più grandi compagnie industriali occidentali: Il loro oligopolio venne pesantemente minacciato da Mattei che riuscì a rendere diversificate le fonti da cui prendere energia. Il punto fondamentale si riscontravanel fatto che il Modello Mattei creasse un precedente pericoloso e fungesse da esempio per gli altri paesi che piano piano si sarebbero distaccati dagli accordi poco vantaggiosi con le “Sette Sorelle”: e ciò non poteva e non doveva accadere.

Il triste epilogo lo conosciamo tutti poiché la favola Mattei durò poco per via della sua morte, ma la forte impronta ideologica fondata sul dialogo, sull’inclusione e sull’indipendenza energetica non può essere cancellata. Ci chiediamo: se a dialogare con Trump, Netanyahu, i pasdaran Iraniani ci fosse stato Enrico Mattei ci troveremmo nella stessa situazione disastrosa? A tal proposito è interessante citare il fatto che nella sede della NIOC (National Iranian Oil Company) fosse presente proprio un ritratto di Mattei.

L’IMPORTANZA DEL NUCLEARE NEL CONTESTO DI GUERRA: LA PROFONDA DIFFERENZA CON LA FRANCIA.

Nel contesto di prezzi energetici instabili il nucleare diventa (nel caso Italiano “sarebbe diventato”) una fonte energetica fondamentale. Il nucleare attenua l’effetto del caro energia ma non solo: è paragonabile ad un’energia rinnovabile quindi le emissioni sono quasi nulle, non è soggetto a sbalzi di prezzi ma soprattutto la produzione rimane continua nel tempo, vista l’indipendenza dalle condizioni metereologiche. Per analizzare i Pro e i Contro del nucleare è fondamentale parlare del modello francese. In Francia c’è un vero e proprio dominio rappresentato dall’Energia Nucleare: 56 reattori operativi, 65-70% dell’elettricità presa interamente dal nucleare.

Ciò pone la Francia in una posizione di totale indipendenza energetica, soprattutto dal gas. Per l’Italia purtroppo il nucleare non sarebbe una soluzione immediata: per costruire e far funzionare le centrali sarebbero necessari 10-15 anni. La scelta strategica sarebbe sul lungo periodo ma il rammarico è non averle costruite prima: difatti il progetto nucleare in Italia è stato abbandonato dopo i referendum del 1987 e del 2011. Ancora oggi è un tema profondamente divisivo all’interno dei partiti politici.

non perderti nulla

Inserisci la tua mail per rimanere aggiornato sulle prossime uscite

Join the newsletter to receive the latest updates in your inbox.