Che vuol dire essere un paese sovrano nel 2026?
Siamo sicuri che la sola “entità giuridica e indipendente” basti per decretare un paese realmente sovrano? A distanza di 8 mesi dallo scoppio della guerra Iran- USA le conseguenze energetiche hanno assunto un contorno a dir poco inquietante e fra i paesi europei la “vittima” maggiore è l’Italia: il nostro paese ha una dipendenza energetica del 75%, nettamente maggiore alla media dei paesi europei che non supera il 57% (2024).
Nel primo semestre del 2026 il prezzo del petrolio é aumentato del 27% e quello del gas del 3%. A spaventare la popolazione è stato il quadrimestre marzo-giugno in cui il rincaro del petrolio è salito al 50% e quello del gas al 27%, rincari che hanno portato inevitabilmente ad una prezzo del gasolio e della benzina fuori controllo: 2.35 l’uno e 2,19 l’altra. Gli accordi voluti dal governo con i colossi Eni e IP hanno temperato le conseguenze ma la situazione è destinata a rimanere delicata.
E intanto la popolazione protesta, cominciano gli scioperi e le conseguenze sono inevitabili: mancanza di benzina, caos nelle grandi città, scaffali dei supermercati vuoti.
Ma c’era una volta Enrico Mattei, c’era una volta l’indipendenza, c’era una volta la competenza. Nominarlo di continuo non è mai una ridondanza: Mattei ci aveva illuminato la strada da percorrere come un faro nel deserto. E vedendo quella miriade di gente che nel mezzogiorno si dispera, credo che anche Enrico stesso si stia disperando. La nostra visione è offuscata dal problema del prezzo dell’energia in questo periodo ma l’origine risale alla chiusura sul nucleare, alla chiusura ai paesi africani e al totale servilismo mostrato nei confronti di chi ci ha dominato. É vero mi rendo conto che la geopolitica si gioca su egemoni e sfere d'influenza e l’Italia non ha la stazza per competere, ma almeno la nostra sovranità andrebbe preservata. Un paese dipendente energeticamente non è un paese sovrano, ma subdolamente sottomesso.
Chi era Mattei?
Imprenditore pubblico, protagonista di una politica industriale che ridefinì il ruolo del nostro paese nello scenario internazionale, Enrico Mattei nasce nel 1906. La sua esperienza comincia nella colline come partigiano e prosegue in politica: aderisce al partito della Democrazia Cristiana e dal 1948 al 1953 è eletto deputato.
Nominato per liquidare AGIP, dalle ceneri fonda il colosso ENI nel 1953, capace di insidiare il monopolio delle “Sette Sorelle” e alterare l’equilibrio energetico occidentale.
La nascita del colosso ENI
Prima di analizzare l’ENI è doveroso contestualizzare la situazione economica e sociale italiana del dopoguerra. Ci troviamo negli anni immediatamente successivi al secondo conflitto mondiale e l’Italia versava in una condizione disastrosa sotto diversi aspetti: il conflitto ha portato povertà, distruzione e un intero paese da ricostruire.
Sotto il punto di vista energetico l’Italia si trovava in una posizione di sudditanza energetica: le esigenze globali portavano ad identificare il Petrolio come chiave strategica per il settore industriale mondiale.
Nel 1926 il regime fascista aveva fondato AGIP (Azienda Generale Italiana Petroli) per cercare le risorse petrolifere nel nostro territorio ma nell’immediato dopoguerra si cercò di smantellarla poichè considerata inefficiente: la pratica venne affidata a Enrico Mattei nel 1945, ma egli decise di rilanciarla e di creare anni dopo il colosso ben noto a tutti.
Nel 1953 nasce ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) con un obiettivo chiaro: rendere l’Italia indipendente sul piano energetico, costruendo tutta la propria forza sull’industrializzazione del paese sfidando l’oligopolio costruito dalle sette sorelle.
Gli accordi con i paesi produttori e le digressioni con le "Sette Sorelle"
Ma quale fu la strategia di Enrico Mattei? Al centro della politica imprenditoriale di Mattei potevamo trovare indubbiamente gli accordi con i paesi produttori. L’imprenditore comprese realmente l’importanza di questi ultimi e il loro rapporto totalmente subalterno alle “7 Sorelle”.
Quest’ultime sfruttavano totalmente i paesi produttori creando a poco a poco una vera asimmetria di potere: controllavano tutta la catena del valore, decidevano l’estrazione del petrolio (e il conseguente prezzo di vendita), inoltre, adottavano un sistema di concessioni dove solo una piccola quota dei ricavi veniva distribuita ai paesi produttori. Le 7 sorelle (Shell, Exxon, Gulf Oil, Chevron, BP, Mobil e Texaco) potevano essere quindi definite un vero e proprio “Cartello” che dominava in lungo e in largo tutto il mercato globale.
In questo contesto si colloca la sfida ideata da Mattei: rompere il sistema ineguale e rendere l’Italia indipendente energeticamente. Iniziò con l’offrire ai paesi produttori profitti di granlunga superiori rispetto a quelli delle Sette Sorelle (fino Al 75% con il restante 25% distribuito all’ENI). Ciò permetteva una sovranità maggiore anche ai paesi produttori. Nel novero rientrano anche gli accordi Pionieristici con l’Iran, l’Egitto, il Marocco, La Tunisia e la Nigeria.
Il modello Mattei era appoggiato poiché considerato un approccio da partner di sviluppo e non da mero estrattore di risorse, infatti non offriva solamente migliori percentuali, ma contribuiva alla crescita dei paesi costruendo infrastrutture e formando il personale locale.
La forza di Mattei si rinveniva anche nel forte impatto sulle relazioni governative: i suoi accordi diretti con il Medio Oriente lo portarono ad essere etichettato come un Ministro degli Esteri “parallelo” in virtù della sua capacità lodevole di promuovere accordi finanziari con l’estero. Il metodo Mattei cambiò le carte in tavola e la sua strategia permise la fioritura di una nuova architettura geopolitica energetica e il progressivo indebolimento delle compagnie occidentali a favore dei paesi produttori. Ovviamente le reazioni anglo-americane non si attardarono….
Energia e diplomazia: il filo comune tra Moro e Mattei
Diversi ambiti, stessa visione: ciò che accomuna Enrico Mattei e Aldo Moro, è la visione lungimirante e le scelte coraggiose da loro compiute. È chiaro che l’obiettivo di entrambi fosse sempre stato un’Italia indipendente e libera da qualsiasi ingerenza o vincolo esterno, politico o energetico che fosse. La visione di uno Stato attore attivo e guida per gli altri è il motivo degli accordi con i paesi mediorientali e la loro preservazione: “includere” piuttosto che “escludere” e valorizzare la caratteristica dell’Italia “ponte mediterraneo” che aspirava ad essere meno subalterna ai poteri occidentali.
Entrambi decisero di mettere in mostra un realismo politico operativo (e cooperativo) incredibilmente pragmatico, utile all’Italia e alla sua posizione globale, finalizzato all’operatività e alla risoluzione di problematiche.
Infine possiamo accomunarli per le antipatie riservate loro dal mondo occidentale: due figure così di rottura finiscono per minare gli equilibri geopolitici e la soluzione finale diventa…la loro eliminazione.
Già, perché il 27 ottobre 1962 Enrico Mattei muore in un incidente che vede il suo aereo schiantarsi nelle campagne di Bascapè, in Lombardia. Dai primi rilievi emergono dati contrastanti e poco chiari: rottami dispersi in diverse zone e testimonianze contrastanti fanno presagire ad una dinamica diversa ma fino agli anni ‘90, quando il caso venne ufficialmente riaperto, la versione ufficiale fu quella di un incidente.
Con la riapertura del caso vennero trovate tracce di esplosivo e le analisi specifiche compiute sui resti dell’aereo portarono la magistratura a decretare l’intera vicenda come un attentato vero e proprio. I reali mandanti non furono mai identificati con certezza ma tutto fa pensare ad un assassinio “geopolitico”.
Dalla lezione di Mattei alla guerra dell'energia: il petrolio come arma globale
Nel contesto odierno, di fronte ad una crisi energetica senza precedenti dove la chiusura dello stretto di Hormuz ha bloccato il transito del 20% del petrolio mondiale, parlare di Enrico Mattei e delle sue intuizioni è più attuale che mai. La caratteristica di Mattei era negoziare e dialogare dove gli altri non arrivavano, da pari, ridisegnando una cartina geografica energetica diversa.
La lezione di Mattei però è stata (in parte) recepita: l’importanza di diversificare le fonti, investire in Africa nelle infrastrutture e nelle industrie (in particolare da parte di ENI), lo sviluppo energetico dell’energia rinnovabile e la creazione di un “ponte energetico” tra Europa ed Africa sono tutte idee che confluiscono nel Piano Mattei ideato dal governo del 2024 (sebbene gli eredi dell’imprenditore abbiano diffidato il governo per l’utilizzo del nome e molti criticano l’approccio del piano definendolo di stampo colonialista e quindi in un certo senso “anti-matteiano"?).
I dati sono inequivocabili:
Prima del 2022 L’Europa importava 1 milione di barili al giorno di petrolio dagli USA: dal 2023 ne importa ben 2 milioni al giorno, raddoppiandone la quantità. Ma il dato più incredibile è rappresentato dall’importazione di GNL: nel 2021 l’Europa importava 21 miliardi di metri cubi di gas dagli Stati Uniti ma nel 2025 ne ha importati ben 81.
Se poi affrontiamo la questione analizzando l’Italia siamo sulle stesse proporzioni: nel 2024 l’Italia ha importato ben 14 miliardi di metri cubi di gas, di cui 5 solo ed esclusivamente dagli Stati Uniti.
Gas o Petrolio, la “soluzione” non cambia: l’Europa e, soprattutto l'Italia, si trova costretta ad importare quantità maggiori, a prezzi maggiori dagli Stati Uniti. Anche riguardo al gas, Mattei fornì una soluzione: intorno agli anni ‘50 con la scoperta di grandi giacimenti di gas metano intorno alla Pianura Padana, l’Italia ne diventò uno dei maggiori paesi produttori.
Grazie a ciò non solo quest’ultimo divenne una fonte energetica alternativa ma uno strumento di crescita economica e d’indipendenza tanto che attirò gli occhi delle più grandi compagnie industriali occidentali: Il loro oligopolio venne pesantemente minacciato da Mattei che riuscì a rendere diversificate le fonti da cui prendere energia. Il punto fondamentale si riscontrava nel fatto che il Modello Mattei creasse un precedente pericoloso e fungesse da esempio per gli altri paesi che piano piano si sarebbero distaccati dagli accordi poco vantaggiosi con le “Sette Sorelle”: e ciò non poteva e non doveva accadere.
Il triste epilogo lo conosciamo tutti poiché la favola Mattei durò poco per via della sua morte, ma la forte impronta ideologica fondata sul dialogo, sull’inclusione e sull’indipendenza energetica non può essere cancellata. Ci chiediamo: se a dialogare con Trump, Netanyahu, i pasdaran Iraniani ci fosse stato Enrico Mattei ci troveremmo nella stessa situazione disastrosa? A tal proposito è interessante citare il fatto che nella sede della NIOC (National Iranian Oil Company) fosse presente proprio un ritratto di Mattei.
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