venerdì 31 luglio 2026

Migranti forzano il confine tra Marocco e Spagna: crisi o strategia politica?

La mattina del 30 luglio 2026 migliaia di migranti marocchini si sono riversati alle porte della città di Ceuta, enclave spagnola in territorio marocchino, nel tentativo di superare il confine tra le due nazioni e raggiungere, successivamente, l’Europa. 

I sindacati di polizia iberica accusano Rabat di aver “di fatto revocato il blocco delle partenze verso Ceuta nell’ambito di una strategia di tensione tipica della guerra ibrida”

Ma andiamo con ordine. 

Ceuta è una città autonoma spagnola che affaccia sul Mediterraneo, a 70km da Tangeri e circondata da territori marocchini. Fa parte a tutti gli effetti del territorio nazionale spagnolo, nonostante negli ultimi anni il governo marocchino stia avanzando pretese territoriali sull’area interessata. 

Come la Libia per l’Italia, il Marocco rappresenta il principale hub di partenza dei migranti diretti verso le coste spagnole. Pertanto, a partire dal 1992 Madrid ha intrapreso una serie di accordi bilaterali volti a rafforzare i meccanismi di rimpatrio e disincentivo delle partenze. 

Tuttavia, a più riprese tali accordi sarebbero stati disattesi dal lato marocchino di fronte a scelte politiche della Spagna ritenute discutibili. Per fronteggiare tali scelte, Rabat ha adoperato un tipo di arma inedita. 

Con la polarizzazione del sistema internazionale, ossia la crescente distanza tra i paesi del blocco sovietico e del blocco occidentale, i conflitti hanno iniziato ad assumere dei tratti via via più diversi da quelli classici: con l’avvento della guerra fredda, attaccare un componente di uno dei due blocchi significava muovere guerra contro tutti i suoi alleati, compresa una delle due superpotenze nucleari. 

 Si sono così sviluppate nuove forme di conflitto tra stati, che non vedono più necessariamente gli eserciti dei due contendenti scontrarsi in un campo di battaglia: vengono infatti utilizzate forme più subdole di destabilizzazione. Queste nuove tipologie di conflitto sono chiamate guerre ibride, e i flussi migratori ne diventano spesso l’arma principale. 

Ciò accadde ad esempio nel 2021 tra Spagna e Marocco. Ad aprile di quell’anno Madrid aveva concesso a Brahim Ghali, leader del fronte polisario che combatte per l’indipendenza del Sahara Occidentale dal Marocco, di ottenere cure mediche in Spagna. Questo generò una risposta da parte delle autorità marocchine che, mediante un allentamento dei controlli al confine, lasciarono che 8000 migranti marocchini si radunassero ai confini dell'exclave spagnola in territorio marocchino Ceuta

Ad oggi, però, l’esempio più vivo di guerra ibrida ce lo dà il presidente della Bielorussia, Aljaksandr Lukashenka, capo del governo bielorusso dal 1994. Egli, dall’estate 2021, in risposta a delle sanzioni provenienti dall’Unione Europea, ha allentato le politiche di controllo riguardo l’immigrazione clandestina (ben conscio che la Bielorussia è sprovvista di qualsiasi pull factor, ovvero fattore che attrae i migranti in uno stato, e che quindi un migrante che entra in Bielorussia lo fa per transitare verso l’Europa) generando così un flusso di migranti di portata ben maggiore che si è ammassato al confine con Polonia, Lettonia e Lituania

Tale operazione, volta a costringere l’Unione Europea a rimuovere le sanzioni, aveva lo scopo di destabilizzare l’ordine interno, specialmente l’opinione pubblica, dei paesi di confine europeo, tutto ciò sulla pelle di donne, uomini e bambini inconsciamente diventati armi, da un lato utilizzate come strumento di offesa e dall’altro respinte in difesa di un’autorità statale, che non vuole piegarsi ai ricatti di un dittatore ma che lo fa limitando l’accesso alle richieste d’asilo ai malcapitati ammassati al confine. 

Il presunto recente attacco marocchino arriverebbe, secondo gli osservatori, in risposta alla normalizzazione dei rapporti con l’Algeria, paese storicamente nemico del Marocco (scopri perché *link Saharawi*) specialmente in seguito al recente viaggio del premier spagnolo Pedro Sanchez ad Algeri per rilanciare la cooperazione e il dialogo politico.

Tuttavia, il Ministero degli Affari Esteri di Madrid nega il collegamento tra la crisi e il rapporto con Rabat, definito “eccellente e per nulla influenzato dai rapporti con l’Algeria”. Infatti, nel corso della stessa giornata è stato annunciato un accordo di rimpatrio dei migranti che hanno irregolarmente attraversato il confine. La Spagna ha inoltre encomiato la “collaborazione esemplare” per gestire l’emergenza, mentre il partito Vox chiedeva l’intervento dell’esercito e il governo italiano la sospensione degli accordi di Schengen che prevederebbero la libera circolazione delle persone tra i territori dell’Unione. 

Il contenimento dell’emergenza porta però con sé un interrogativo. I paesi dell’Unione Europea sarebbero davvero in grado di difendersi di fronte ad attacchi di questo tipo? O soccomberebbero di fronte a questo o l’altro ricatto?

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