L’ESEMPIO DI NILDE IOTTI, MADRE DELLA REPUBBLICA
Partigiana, membro dell’assemblea costituente e prima donna a ricoprire l’incarico di Presidente della camera dei deputati, Nilde Iotti rappresenta indubbiamente una delle figure più centrali della nostra storia.
Nasce a Reggio Emilia, nel 1920. Dopo l’armistizio dell’8 Settembre del 1943 si avvicina sensibilmente alla politica sociale nelle fila della resistenza e dei partigiani per poi essere eletta nel 1946 nell’Assemblea costituente, per la stesura della nostra costituzione.
Nel 1979 viene eletta presidente della camera dei deputati, dove rimarrà per 12 anni divenendo la figura rimasta più in carica in assoluto nella storia della repubblica alla Camera: sarà la prima donna della storia italiana a ricoprire la terza carica dello Stato.
LA BATTAGLIA ISTITUZIONALE: LA SUA EREDITÀ POLITICA E MORALE
Dal momento della sua entrata nel panorama politico italiano, Nilde comprende la portata della sua vocazione.
La sua figura rappresenta indubbiamente la pioniera per eccellenza della leadership politica femminile italiana: sin dalla sua entrata nel 1948 della camera dei deputati, ha dimostrato come il suo interesse sociale e politico sia stato sempre rivolto all’emancipazione della figura della donna nell’ambiente sociale e politico italiano.
Nel decennio 60-70, dove il movimento femminista la contestazione studentesca e i mutamenti sociali la fanno da padroni, Nilde Iotti é fautrice di molte battaglie sociali per contrastare culturalmente l’idea radicalizzata dell’inferioritá della donna e dei suoi diritti.
La legge del divorzio del 1970, la riforma del nuovo diritto di famiglia nel 1975 e per concludere la riforma a sostegno dell’interruzione di gravidanza nel 1978 sono solo tre delle tante battaglie vinte a sostegno dell’emancipazione della donna.
La riforma del nuovo diritto di famiglia ad oggi rappresenta una pietra miliare nella società italiana:
Nel contesto degli anni ‘70, il paese si trovava in una pesante situazione di scontro culturale e sociale che partiva dalla dicotomia Democrazia Cristiana e Partito Comunista.
Con la proposta della riforma del diritto di famiglia l’obiettivo era chiaro:
sostituire l’intero impianto patriarcale del codice civile del 1942 e decretare per sempre l’uguaglianza dei coniugi, cancellando la figura del capo famiglia e attribuendo pari diritti e doveri ad entrambi i coniugi.
Si trattò di una riforma decisiva nello sviluppo giuridico e sociale del paese che riconosceva finalmente alle donne una condizione di completa parità con l’uomo.
Se parliamo di Nilde Iotti non possiamo non menzionare anche la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza del 1978: una vera svolta storica.
Fino all’entrata in vigore di questa legge, l’interruzione volontaria di gravidanza era considerata un reato per il nostro codice penale: Nilde, insieme agli esponenti del partito dei radicali e del partito socialista italiano, si batté affinché la maternità fosse considerata una funzione sociale e una scelta consapevole della madre aldilà dei condizionamenti esterni.
Essere madre deve essere una scelta e non un obbligo.
Per questo dal 1978, le donne possono accedere all’aborto gratuitamente presso le strutture pubbliche del servizio sanitario nazionale senza essere imputate davanti al giudice per aver commesso un reato.
Tornando un po’ indietro anche nella stesura della costituzione, l’intero impianto dell’art 51 va attribuito a Nilde.
Il dettato costituzionale disciplina il diritto di accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, senza distinzioni di sesso.
Nella fine del primo comma dell’articolo, la costituzione recita “ La repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità fra uomini e donne”
In sede d’ Assemblea Costituente, diversi deputati chiesero di aggiungere una riga all’articolo recitante “conformemente alle loro attitudini, secondo norme stabilite dalla legge”: ciò fece infuriare Nilde e le altre madre costituenti che si scagliarono fortemente contro quest’aggiunta, che minava il ruolo della donna e rendeva la sua immagine a livello istituzionale molto limitata.
In un paese in cui le donne erano relegate spesso a ruoli marginali,
Iotti dimostrò che competenza, autorevolezza e leadership non avevano genere: per questo, quando nel 1979 Enrico Berlinguer la propone alla Camera dei deputati , viene eletta con la maggioranza dei voti.
Diventó la prima donna della repubblica italiana a ricoprire una delle quattro cariche più alte dello Stato.
Nel celebre discorso del 29 giugno 1979, affronto il tema dell’emancipazione e della parità di genere con grande saggezza :
“Io stessa vivo in un modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci, si sono aperte la strada verso la loro emancipazione”.
Quando nel 1992 é già gravemente malata, rassegna le sue dimissioni e il parlamento intero si alza in piedi e applaude: anche l’ultimo gesto fu emblema della personalità libera, autonome e forte di una donna come Nilde Iotti.
OLTRE GLI STEREOTIPI: COMUNISMO, RELIGIONE E DIALOGO
Nilde Iotti ebbe un’educazione alla religione molto profonda ma controversa, crescendo cattolica e diventando definitivamente atea una volta scelta la vocazione politica e la strada del Partito Comunista.
Nel periodo di formazione universitaria, studia all’università Cattolica del Sacro cuore Di Milano Lettere e filosofia laureandosi con il massimo dei voti.
É qui che la sua fede entra in crisi: la razionalità e lo studio della filosofia la portò all’allontanamento definitivo dal cattolicesimo e dalla religione in generale
Nonostante l’entrata nel Partito Comunista, che nella sua ideologia porta con sé una profonda critica alle religioni, Nilde Iotti cercherà sempre il dialogo con i cattolici assumendo una posizione di laicismo non anticlericale: essa stessa dichiarò espressamente di non essere anticlericale pur non credendo nell’esistenza di un ‘altra vita nell’aldilá.
Sempre in sede costituente assunse una posizione fondamentale nella “guerra religiosa” fra democristiani e le sinistre: sulla stesura dell’art 7, la linea democristiana era a favore del riconoscimento dei patti lateranensi e sorprendentemente i comunisti votarono a favore.
Ciò portò alla rottura totale e insanabile fra il partito comunista e le altre sinistre guidate dai socialisti di Nenni che votarono compattamente contro l’inserimento nell’art 7 dei Patti lateranensi.
Le ragioni del dissenso apparivano chiare: collocare all’interno della costituzione antifascista un riferimento ad un accordo siglato dal governo fascista con il papa sembrava un enorme contraddizione valoriale per il blocco della sinistra, che non nutriva neanche gran simpatia per la religione cristiana
Ma in questa cornice confusa, Nilde Iotti dialogò costantemente con gli esponenti del suo partito (tra cui il suo compagno Togliatti) per trovare la quadra politico-sociale e un compromesso per dare al popolo un articolo sulla religione completo e chiaro.
La stesura dell’art 7 è un punto fondamentale per la nostra costituzione e rispecchia proprio la forte devozione sociale che aveva Nilde Iotti nei confronti dell’Italia e della sua repubblica.
Dopo un duro lavoro mediatoriale, l’accettazione del compromesso del secondo partito più importante dopo la democrazia Cristiana (il PCI) di inserire l’accordo dei patti lateranensi del 1929 nella costituzione, rappresentò il primo vero passo per favorire la pace religiosa e l’unità nazionale garantendo comunque l’indipendenza e la sovranità della repubblica.
Mettere da parte le proprie ideologie per il bene del paese non é da tutti.
DA NILDE IOTTI A VANNACCI: IL LUNGO VIAGGIO DELLA POLITICA ITALIANA, “AL CONTRARIO”
L’articolo in questione é scritto a pochi giorni dalle parole di Vannacci sul reato di femminicidio e sulla sua campagna politica e sociale a favore della remigrazione.
Premetto che il confronto fra Nilde Iotti e Roberto Vannacci nonostante possa sembrare una bestemmia in realtà ci serve per capire la profonda regressione politica che il nostro paese sta compiendo.
La becera dialettica populista di Vannacci non ha nulla a che fare con il panorama politico italiano di Nilde Iotti: non esiste una programmazione politica seria, non esistono temi che approfondiscono questioni sociali, non esistono temi economici o finanziari.
L’assemblea costituente di Futuro Nazionale si apre si svolge e si chiude lungo una grande linea populista, dove si afferma la volontà di un movimento radicale che vada contro tutte e tutti avanti con la propria idea. Movimento che vada contro i migranti, il primo problema dell’Italia insieme ai gay, che annichilisca qualsiasi tipo di minoranza inutile alla società.
La grande deriva Vannaccina è solo il punto d’arrivo di un panorama politico che gioca sui “problemi” delle fazioni opposte e non propone nulla di ragionevole ai propri elettori aldilà del loro schieramento politico.
“Nostalgia canaglia!” verrebbe da dire ripensando a Nilde Iotti: alle sue lotte, alla sua determinazione, alla sua reale volontà di cambiare un paese e la sua mentalità.
Per concludere
La mancanza di rispetto di Roberto Vannacci nel non riconoscere il femminicidio come un omicidio diverso concettualmente farebbe vergognare anche Nilde Iotti che ha dedicato la vita alla ricerca della libertà sociale e culturale delle donne:
“Nella mia vita potrei accettare di tutto, salvo che di non lavorare, di non essere me stessa”
Ed è forse questo il suo insegnamento più grande.
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