“Comunque sia andata è stata una…”
Lasciamo a voi la risposta. Nel referendum più (volutamente) estremizzato della seconda repubblica la risposta degli italiani è stata NO.
Ma sono tante le domande che ci portiamo dietro:
Dovremmo votare per decidere direttamente su questioni così complesse? Non abbiamo delegato i nostri rappresentanti per farlo? Non dovrebbero assumersene le responsabilità?
Il referendum è l’unico strumento di democrazia diretta garantito nella nostra Costituzione, attraverso il quale i cittadini si riprendono il potere delegato agli eletti e lo esercitano in prima persona. I referendum nel nostro ordinamento non sono tutti uguali, a livello nazionale distinguiamo il costituzionale confermativo e l’abrogativo (non il propositivo).
La Costituente intendeva consentire ai cittadini di poter annullare legge che ritenesse ingiuste, ma per farlo è necessario raggiungere il quorum del 50%+1, e quello di confermare la modifica della Costituzione da parte del Parlamento qualora quest’ultimo non avesse approvato con la maggioranza dei 2 / 3; come accaduto con la riforma Nordio. I Padri Costituenti però, in virtù della natura indiretta della nostra democrazia, non hanno consentito alla cittadinanza di proporre dei disegni di legge, quella responsabilità infatti sarebbe stata dei rappresentanti.
Responsabilità. Questa è la parola chiave della politica, o almeno dovrebbe. Il ricorso al referendum non è il sintomo dell’irresponsabilità della nostra classe politica? Questa è probabilmente un’esagerazione, molti referendum sono serviti a dimostrare una certa maturità su temi etici quali il divorzio o l’aborto…ma non è proprio questo il punto?
Non dovremmo essere chiamati a votare sulla nostra “maturità” a determinate tematiche e lasciare piuttosto quelle tecniche ai nostri "rappresentanti", ai nostri leader che piuttosto che guide sembrano, nelle migliori delle ipotesi, animatori di un villaggio turistico.
Qual è il futuro del nobile strumento del Referendum? L’appiattimento culturale e l’estremizzazione lo stanno rendendo solamente uno strumento di misurazione del consenso popolare sull’esecutivo: non si vota per qualcosa ma contro qualcuno. Sia esso la Meloni o la Magistratura. Cambiare la Costituzione, i cui relatori hanno lasciato al popolo l’ultima parola, dovrebbe essere un atto condiviso ma quest’ultima è diventata piuttosto terreno di scontro identitario e non politico, di propaganda e non nel merito.
Eppure c’è un dato apparentemente positivo: l’affluenza. “Gli italiani si sono mobilitati”, ma perché l’hanno fatto? Impauriti da una presunta deriva autoritaria con la vittoria del SI? Oppure con la paura di avere le strade piene di stupratori e pedofili con la vittoria del NO? Riusciamo a leggere lucidamente un quesito senza essere influenzati da chi l’ha proposto? Cos’è che ci mobilita? la paura, l’odio o il raziocinio?
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